Resa dei conti nel M5S, Pizzarotti verso l’espulsione. Grillo ha una nuova icona: Nogarin, neoeletto a Livorno

Non solo per il Pd. Anche per il Movimento 5 stelle il risultato delle amministrative ha un risvolto tutto interno, da resa dei conti. All’indomani del voto, i vertici del movimento sarebbero pronti a portare a conclusione l’espulsione del sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, che, da icona che era, è da tempo passato al rango di nemico pubblico numero uno. Due circostanze in particolare consentono di accelerare. La prima: il voto ha riacceso gli entusiasmi, fortificando la leadership Grillo-Casaleggio, che era uscita ammaccata dalle europee. La seconda: l’elezione di Filippo Nogarin a Livorno ha consegnato nella mani del vertice un nuovo uomo immagine. Il destino di Pizzarotti appare segnato. Dopo le accuse che lo inseguono da tempo, è partita la lettera che ne mette formalmente in discussione la fedeltà ai principi del movimento e la scissione del meet up, che prelude al voto di sfiducia, sarebbe stata autorizzata da Casaleggio in persona.  Si tratta della fine di una parabola, iniziata con l’ascesa determinata dall’elezione a sindaco. Un’ascesa che, oggi, è invece la strada stabilita per Nogarin. «Si è complimentato, è stato simpaticissimo, mi ha detto che gli dovevo 50 euro. Avevamo fatto una scommessa», ha raccontato Nogarin, 44enne ingegnere aerospaziale, a proposito della telefonata di congratulazioni di Grillo. Frasi che restituiscono l’impressione di una vicinanza tra il leader e il neoeletto. Nogarin, però, nell’intervista fa qualcosa di più: pur spiegando di accogliere volentieri i voti di tutti, anche degli «ex Msi», colloca il movimento a sinistra. «Abbiamo dimostrato di essere molto più a sinistra noi che il Pd», ha detto, aggiungendo di essere «culturalmente uomo di sinistra». E «l’alleanza di Grillo con Farage?», chiede il cronista. «Alt. Non abbiamo fatto nessuna alleanza. È un atteggiamento speculativo su cui non intendo rispondere», ha replicato il neo sindaco. La risposta dà la misura di come il movimento, pur avendo trovato un nuovo simbolo, sia ancora in cerca di una identità politica. Nigel Farage per Grillo resta l’interlocutore privilegiato in Europa. Quello che pesa sulla possibile alleanza è un dato regolamentare, non politico. Il leader euroscettico britannico potrebbe non riuscire a trovare i deputati di sette paesi diversi necessari per costituire il gruppo parlamentare. Per questo sul tavolo dei cinquestelle ci sono altre due possibilità: i Verdi, che però hanno chiarito di non essere particolarmente interessati, e i conservatori, non esattamente una realtà di sinistra. Giovedì sulla questione si svolgerà il “referendum” fra i sostenitori grillini, che chiarirà i desiderata della base. Resterà da vedere se Grillo li farà propri o troverà il modo per aggirarli come avvenne, di fatto, per la consultazione con il neo incaricato premier Matteo Renzi.