Quarant’anni fa l’omicidio di Mazzola e Giralucci. Gli articoli del “Secolo” sul primo delitto delle Br

Il 17 giugno del 1974, quaranta anni fa, si consumava a Padova il primo delitto delle Brigate rosse. Due aderenti del Msi, Giuseppe Mazzola e Graziano Giralucci, venivano brutalmente assassinati all’interno della Federazione. Il volantino di rivendicazione delle Br, recapitato al Corriere della Sera, così recitava: “Lunedì 17 giugno 1974, un nucleo armato delle brigate rosse ha occupato la sede provinciale del Msi di Padova in via Zabarella. I due fascisti presenti, avendo violentemente reagito, sono stati giustiziati… Il Msi di Padova è la fucina da cui escono e sono usciti gruppi e personaggi protagonisti del terrorismo antiproletario di questi ultimi anni”.

Il Secolo d’Italia dava notizia dell’omicidio con un titolo a tutta pagina “Assassinati dall’odio”. Questo l’occhiello: “Giuseppe Mazzola, un ex appuntato dei carabinieri, e Graziano Giralucci sono stati freddati a revolverate con l’inconfondibile “stile” dei comunisti. Il 27 aprile Giralucci era stato bestialmente aggredito da attivisti di Potere Operaio, la feroce organizzazione criminale coinvolta nell’assassinio dei fratelli Mattei. Gli avevano provocato gravi ferite: quattordici punti in testa e quindici giorni di ricovero in ospedale. I delinquenti intendevano impadronirsi degli schedari. Inviato da Roma un ispettore di Ps. Il cordoglio del Capo dello Stato”.

L’articolo di fondo, “Dalla calunnia al crimine”, era firmato da Nino Tripodi: “Questi sono i risultati di una micidiale e ingiusta campagna della quale il Msi-Dn è vittima ormai da anni, ma che negli ultimi tempi, e soprattutto nelle ultime settimane, si è fatta scandalosamente inesorabile. Di giorno in giorno apriamo i quotidiani e i rotocalchi , ascoltiamo la televisione e la radio, e un senso di raccapriccio ci invade per le sconcertanti menzogne, per le amplificazioni ingiustificate, per le tendenziose aggettivazioni con le quali, forzando la diversa realtà, si tenta di dare per dimostrato il rapporto tra terrorismo e fascismo e tra fascismo e destra nazionale. Di qui il sangue che ha imporporato la nostra sede federale di Padova. Chi ne dovrà rispondere, quanto meno davanti a Dio, non è soltanto il materiale esecutore del doppio assassinio, ma chi ha creato in Italia questa iniqua, irrespirabile, attossicata atmosfera di criminali rivalse”.

Il 20 giugno 1974 Mario Tedeschi in un fondo sul Secolo denunciava, con le parole del giudice Mario Sossi, l’impunità di cui potevano godere in Italia i terroristi rossi. “Occorre rendersi conto una volta per tutte che in Italia esiste un esercito clandestino del terrorismo, che questo esercito clandestino fa capo ad elementi provenienti  dalla sinistra e dalle file partigiane, che le Brigate Rosse sono il nerbo di questo esercito, e che infine il governo non ha mai fatto nulla di concreto contro queste organizzazioni”.

Il 21 giugno il Secolo dava notizia in prima dei funerali di Mazzola e Giralucci con il titolo d’apertura: “Né vendetta né rassegnazione”. Occhiello: a Padova funerali di popolo per le vittime dell’odio. Il giornale riportava anche l’orazione funebre di Giorgio Almirante: “Nel prendere commiato da te, Giuseppe Mazzola, e da te, Graziano Giralucci – non dalle vostre anime che continueranno a restare con noi, ma dai vostri feretri – e nell’abbracciare i vostri familiari, io vi dico che queste non sono onoranze di Stato o di regime, ma vi dico anche che esse non sono neppure onoranze di Partito. Sono qualche cosa di più alto e di più solenne: sono le onoranze di una comunità umana, di una comunità civile, religiosa e nazionale che si stringe accanto a voi. Voi siete le vittime dell’odio e non soltanto dell’odio delle Brigate rosse. Siete le vittime dell’odio che trasuda dai muri di tutta Italia, coperti da scritte vili e ingiuriose contro questa comunità umana. Voi siete le vittime dell’odio diffuso seminato dalla televisione di Stato, dalla radio di Stato, dalla stampa di Stato, e di regime; voi siete le vittime dell’odio che nei giorni scorsi ha devastato, incendiato, insanguinato 40 sedi del Msi-Dn. Voi siete le vittime dell’odio espresso, manifestato, orchestrato da parte di gente che ritiene di imprigionare questa comunità nella spirale della vendetta, o nella spirale della rassegnazione. Ebbene, io vi dico, prendendo commiato da voi, e lo dico nel nome di tutta questa comunità umana, civile, religiosa e nazionale, che come dinanzi al feretro di Ugo Venturini, dinanzi al feretro di Carlo Falvella, dinanzi ai feretri di Virgilio e Stefano Mattei, dinanzi al feretro di Giuseppe Santostefano, noi non abbiamo pronunciato né la parola “vendetta” né la parola “rassegnazione”, così, in questo caso, noi non pronunciamo né la parola vendetta né la parola rassegnazione. Noi siamo una comunità umana assetata di verità, ansiosa di giustizia, armata di coraggio; è in questi segni che noi continueremo a combattere nell’alto, nobile, pulito auspicio che questo vostro sacrificio di sangue impegni gli Italiani degni di tale nome a continuare allo scoperto, come noi facciamo, a combattere per la verità, per la giustizia, per un ritrovato coraggio. Adesso, sull’attenti, in silenzio, senza gesti, senza saluti, senza riti accompagneremo verso la ultima dimora Giuseppe Mazzola e Graziano Giralucci ancora una volta abbracciando i loro familiari. Sia questo nostro silenzio, questa nostra capacità di vigile silenzio, conforto dei buoni Italiani e monito per gli incivili. Italiani: Attenti!».

Infine, il Secolo del 26 giugno 1974 denunciava le “gravi dichiarazioni al Senato” del ministro degli Interni Taviani: “Il ministro riconosce alle Brigate rosse la paternità degli assassinii, ma tenta di minimizzare la pericolosità dell’organizzazione e ne sfuma i connotati politici”.