Prospettive fosche per l’economia: “S&P” gela l’ottimismo di Renzi. Perfino l’Irlanda va meglio…

Renzi dice che i dati sono positivi, ma forse non ha letto bene il report o finge di non capire: l’agenzia internazionale Standard and Poor’s, tante volte usata come una mannaia contro i governi di centrodestra, ha confermato il rating dell’Italia a “BBB”, il che potrebbe anche essere una buona notizia, diciamo non del tutto cattiva, di questi tempi. Ma il problema è che l’outlook – il parametro che fotografa le prospettive future dell’economia italiana – rimane assolutamente negativo. L’agenzia prevede una crescita del Pil italiano dello 0,5% quest’anno seguita da +1,1% nel 2015, +1,2% nel 2016 e +1% nel 2017. Debole, purtroppo. Nell’opinione di S&P, tali modeste prospettive «riflettono gli scarsi progressi fatti dai passati tre governi nelle riforme del mercato del lavoro e dei prodotti, che sono meno flessibili rispetto a quelli dei principali partner commerciali del Paesi». Tra «le rigidità e le pressioni di costo» che pesano sulla redditività del settore privato, S&P annovera la contrattazione salariale a livello nazionale piuttosto che aziendale, che contribuisce alla rigidità dei salari e gli alti costi non-salariali, incluse le tariffe legali, giudiziarie e amministrative in genere e gli alti costi di conclusione del rapporto di lavoro. Pesano anche gli alti costi dell’energia, così come le norme tributarie e del lavoro che incoraggiano le aziende a restare piccole.

Mal comune di tutta l’Europa, mezzo gaudio anche per l’Italia? Eh no, perché un paese come l’Irlanda, che fino a qualche anno fa era considerato la pecora nera del sistema Ue, si ritrova il rating migliorato ad «A-” da “BBB+”, una promozione di un gradino che porta Dublino a 2 “notch”, o livelli, sopra l’Italia in termini di merito di credito. Anche prospettiva sul rating irlandese è positiva, mentre quella sul rating italiano resta negativa.

E Renzi? Fa lo gnorri. «La conferma del rating dell’Italia riflette le attese che il governo Renzi sarà in grado di fare progressi importanti su importanti riforme strutturali e di bilancio», dice, sorvolando su quelle funeree prospettive. Su cui, invece, non sorvola Forza Italia, che non prende le valutazioni delle agenzie di rating per oro colato. Però «ci limitiamo solo a constatare – spiega Debora Bergamini – che le osservazioni degli analisti di Standard & Poor’s sono le stesse che andiamo ripetendo da mesi: dubbi sulle coperture una tantum degli sgravi fiscali, dubbi sulla scarsa flessibilità del mercato del lavoro e sulle strategie di contrasto della disoccupazione, dubbi sulla nostra crescita, dubbi sulle tempistiche con cui si passa dalle parole ai fatti. O i “gufi” volano in stormo, e in questo caso è uno stormo molto affollato, oppure Renzi farebbe bene ad ascoltare e rivedere i suoi piani».