Polizze d’oro agli automobilisti e tante “governance” irregolari: le assicurazioni italiane sono le peggiori d’Europa

Costi stratosferici, ben al di sopra di quella che è la media Ue. Problemi di governance tanto che il 50 per cento è stato giudicato non in regola dopo le ispezioni portate a termine. E una vergognosa propensione a tenersi ben stretti i propri soldi invece di contribuire, pur avendone la possibilità, a finanziare la ripartenza dell’Italia in crisi. Eccola la fotografia impietosa delle Assicurazione italiane scattata da una fonte tanto autorevole quanto super partes: l’Ivass, l’Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni ex-Isvap, chiamato a garantire la stabilità del mercato assicurativo e la tutela del consumatore.

A sciorinare il cahier de doleance sulle Assicurazioni italiane è  il presidente dell’Ivass Salvatore Rossi, ex-Direttore Generale della Banca d’Italia, una laurea in matematica e una sfilza di incarichi prestigiosi dal Fondo Monetario Internazionale al Massachusetts Institute of Technology.

Rossi fa un’analisi implacabile del sistema Italia delle Assicurazioni. Iniziando dal problema dei prezzi Rc Auto, ancora stellari e ben lontani dal poter essere equiparati a quelli che pagano gli altri automobilisti europei. Basta un dato per capirlo: il 95 per cento degli automobilisti italiani paga più di quanto pagano gli automobilisti degli altri Paesi europei. «Il problema dei prezzi alti delle polizze Rc Auto, dopo tanti anni, è ancora irrisolto – lamenta Rossi – E solo il 5 per cento degli assicurati paga un premio paragonabile a quello medio europeo di 250 euro».
Ma non è solo questo a far puntare il dito sul comparto delle Assicurazioni italiane che, troppo spesso, si contendono con le banche il palmares della reputazione negativa.
Le ispezioni Ivass sulle compagnie assicurative, incentrate oramai sul modello di quelle di Banca d’Italia – non per niente il primo incarico di Rossi in Bankitalia fu proprio in un Ufficio Vigilanza – hanno riscontrato maggiori problemi sul fronte della governance che su quello della solvibilità. Lo scorso anno, rivela il presidente Ivass, sono state portate a termine 26 ispezioni, 9 delle quali presso grandi compagnie, mentre 4 sono in corso. Il risultato è allarmante: il 50 per cento delle ispezioni, quindi 13 compagnie su 26, hanno avuto giudizi sfavorevoli.
C’è però un altro aspetto che il presidente dell’Ivass mette in evidenza. Ed è quello relativo agli investimenti che le imprese assicuratrici potrebbero fare ma non fanno. L’Ivass ha dato o uno strumento, da questo punto di vista. Ma, è la disarmata evidenza di Rossi, le imprese non utilizzano questo strumento: l’Ivass «è intervenuta per estendere le possibilità di finanziamento dell’economia da parte delle compagnie» ampliando la possibilità, in attuazione del decreto legge “Destinazione Italia” del 2013, di investire in strumenti come minibonds e attività cartolarizzate. Non solo: «pochi giorni fa il governo ha emanato un decreto contenente, tra l’altro, norme incisive per favorire l’accesso alla finanza da parte delle imprese meritevoli, in particolare piccole e medie». Insomma, le assicurazioni hanno avuto «l’opportunità di contribuire, con i necessari presidi di stabilità, a far evolvere la struttura finanziaria del Paese verso un assetto più adatto ai tempi che viviamo». Qual’è stato il risultato? Sconcertante. Per Rossi «l’atteggiamento delle compagnie in materia di investimenti non tradizionali dei loro attivi è stato finora, in generale, molto cauto: gli ampliamenti dei limiti introdotti a gennaio sono stati poco utilizzati».
L’unica nota positiva che il presidente dell’Ivass ha potuto mettere in evidenza è il fatto che è calato il numero dei sinistri: meno 30 per cento in 4 anni. Ma, in questo caso, non bisogna ringraziare le Assicurazioni. Semplicemente è colpa della crisi. Spostarsi in auto costa e il suo utilizzo si riduce per effetto della crisi. E così cala anche il numero di sinistri Rc Auto. «Non era il modo in cui bisognava arrivarci ma intanto registriamo meno morti e feriti e non possiamo che rallegrarcene», ammette Rossi.