Per Marino un’altra colossale figuraccia. E Sassoli (Pd) lo sfiducia su Fb: Roma dev’essere messa in grado di ripartire

Che il Pd e il sindaco Ignazio Marino siano ormai ai ferri corti  non è una novità. A far saltare del tutto gli equilibri c’è stato anche lo sciopero odierno dei dipendenti capitolini (80 per cento di partecipazione) che hanno fischiato il sindaco al suo arrivo in Comune sulla consueta bicicletta. Una figura indecorosa per la Capitale. Uno smacco che il Pd del nuovo corso renziano non può certo permettersi. A rompere gli indugi pubblicamente ci ha pensato l’europarlamentare David Sassoli che si è sfogato su Fb: “Oggi i dipendenti del Comune di Roma scioperano contro i tagli annunciati dal sindaco Marino. Che è del mio partito, il Pd. E’ un momento doloroso. E io vorrei dire solo due o tre cose, ma con chiarezza. Roma dev’essere messa in grado di ripartire. Se la politica non ha questa capacità, non c’è speranza di sviluppo, e senza sviluppo tutto finisce. Abbiamo vinto il Comune e 15 municipi su 15. Non abbiamo alibi. Non abbiamo scusanti. Non abbiamo nemici o complotti esterni da evocare”. Il post di Sassoli è una sfiducia esplicita a Marino: “La verità è che una grande Capitale va ogni giorno consultata, non umiliata – aggiunge – Va resa partecipe, coinvolta, soprattutto nei momenti di difficoltà. E magari non illusa in campagna elettorale. Bisogna promettere agli elettori sempre meno di quel che si è convinti di poter mantenere. Non lo dico io, lo diceva Alcide De Gasperi. Poi ricordo Enrico Berlinguer, una vita in difesa dei più deboli: e non l’ho mai visto promettere un assegno ai disoccupati, se non era più che certo di poter rispettare la parola data. Ecco, torniamo a quegli esempi, torniamo a quel rigore: e rimettiamo al centro la serietà. Vedrete che allora, come per incanto, Roma tornerà a darci fiducia”. Tutto questo, mentre Marino non trovava di meglio da fare che prendersela con i sindacati: i sindacati non fanno l’interesse dei lavoratori, che devono stare sereni… L’ultima goccia che ha fatto trasalire anche quelli che più si sono trattenuti nel dare addosso al sindaco-chirurgo. E la domanda che percorre i palazzi romani attende risposta: fino a quando si potrà governare Roma avendo contro tutta la città?