Pensionamento anticipato dei giudici per fare largo ai giovani, la “casta” delle toghe prova a resistere

Sulla pensione a 70 anni anche per i magistrati si prepara un nuovo intervento del Csm. Dopo la risoluzione approvata nella scorsa settimana con cui lanciava l’allarme sulle ricadute della riforma, ora Palazzo dei marescialli intende intervenire sulla disciplina transitoria decisa nello scorso Consiglio dei ministri che ha fatto slittare a fine 2015 l’uscita dei soli giudici ultrasettantenni che ricoprono incarichi direttivi e semidirettivi. E si pensa anche a un monitoraggio sulle ricadute della riforma.
Al Csm c’è più di una perplessità anche sulla norma transitoria. Norma che il togato di Unicost Riccardo Fuzio – che ha chiesto e ottenuto l’apertura di una pratica da parte della Sesta Commissione – giudica «inadeguata» e con «forti elementi di perplessità ed irragionevolezza». E questo innanzitutto perchè, riservare un trattamento diverso ai magistrati ultrasettantenni, a seconda che ricoprano o meno incarichi di vertice negli uffici giudiziari, è in contrasto con il principio costituzionale per cui i magistrati si distinguono solo per diversità di funzioni.
Ma a preoccupare sono soprattutto gli effetti sui processi in corso legati all’uscita immediata dei giudici “non graduati” che hanno raggiunto i 70 anni o che, avendo superato i 66, potrebbero decidere di lasciare in anticipo la toga, visto che non potrebbero più concorrere per gli incarichi direttivi, non potendo più garantire la permanenza in servizio per almeno quattro anni.
Una situazione che inevitabilmente porterà ad un allungamento dei tempi dei processi, visto che se si dovranno cambiare i collegi giudicanti e c’è il rischio di dover rinnovare l’attività dibattimentale. E’ per questo che i consiglieri di Area, il raggruppamento che rappresenta i togati di sinistra, hanno chiesto che oltre all’apertura della pratica il Csm disponga un monitoraggio sugli effetti della riforma. Un’indagine che permetta di stabilire l’esatto numero dei magistrati che andranno obbligatoriamente in pensione alla data del 31 ottobre 2014 e le ricadute consequenziali sui processi in corso di svolgimento in Cassazione e negli uffici giudiziari di merito.
«La proroga al 31 dicembre 2015 serve solo a ritardare il problema, non a risolverlo», sostiene dalle mailing list dei magistrati Claudio Castelli, che fa due conti: «Il tempo minimo per un giovane laureato per entrare in magistratura con le funzioni, se bandissimo oggi il concorso, è di quattro anni e due mesi. Occorre che la gradualità di diminuzione dell’età pensionabile sia commisurata su tale periodo» altrimenti «il dichiarato e condivisibile largo ai giovani si risolve in pura propaganda».