Parla Salvini: «Incontro la Meloni per possibili battaglie comuni. Ma l’indipendenza resta per noi una priorità»

«Nelle prossime ore mi incontrerò con Giorgia Meloni per fare un primo punto». Matteo Salvini, più che soddisfatto del risultato elettorale che ha mandato in soffitta le previsioni della Cassandre sulla fine della Lega, guarda con attenzione alla ricomposizione di un centrodestra rinnovato con tutti i soggetti politici non di sinistra. «Ma non è tempo di sommare le pere con le mele, bisogna lavorare su un progetto comune e non sulla somma algebrica delle percentuali elettorali…».

Insomma, vi candidate a essere il motore delle rifondazione del centrodestra? Sulla stampa si fa un gran parlare di nuove alleanze e ritorni di fiamma…

Ci candidiamo a fare la nostra parte con chi è alternativo alla sinistra e si oppone al disegno di Matteo Renzi. Stiamo lavorando in questa direzione e al nostro interno c’è un dibattito in corso. Con Forza Italia stiamo valutando un percorso comune ma da qui a dire che è tutto risolto ce ne passa. Il partito di Berlusconi sta vivendo un grande travaglio e dovranno chiarire cosa vogliono fare, insieme amministriamo molti Comuni ma non possiamo ignorare le posizioni di Forza Italia degli ultimi tre anni, dall’appoggio al governo Monti alla sudditanza alla Merkel. Per ore c’è l’impegno sui nostri referendum, è un punto di partenza.

Si aspettava il risultato di Forza Italia al di sotto del 20 per cento?

Che ci fossero difficoltà era palese a tutti. Oggi c’è sicuramente un’anima forzista con cui dialogare, penso all’Europa delle identità, ma finché restano aggrappati alla cancelliera tedesca… Anche sull’abolizione del reato di immigrazione clandestina hanno avuto una posizione molto soft. Per inaugurare un percorso nuovo bisogna anche riconoscere gli errori commessi.

Con il Nuovo Centrodestra di Alfano?

È un partito di sinistra che sorregge tutti i provvedimenti del governo e con un ministro dell’Interno con “delega all’invasione”. Su alcuni temi sembra alleato di Vendola.

In un’intervista al “Secolo d’Italia” Fabio Rampelli ha confermato la possibilità di sinergie con la Lega su alcuni temi importanti ma vi “rimprovera” un peccato originale: la secessione, e parla di pregiudizio “patriottico”…

Ci chiamiamo Lega Nord ed è vero: all’articolo 1 del nostro statuto c’è l’indipendenza. Sono i popoli a dover scegliere e io ho il dovere di rispettarli. Se i veneti vogliono l’indipendenza non dipende da me: è un sentimento forte anche al Sud, nel Salento ad esempio. Che senso ha parlare di unità nazionale, di Patria e di tricolore in un Paese che ha il 46 per cento di disoccupazione giovanile? Una Repubblica che se ne frega di esodati e alluvionati, dovrebbe risparmiare ai suoi sudditi sfilate, applausi e festeggiamenti. Da anni proponiamo il federalismo e il modello di macro-regioni che il centrodestra non ha mai appoggiato con forza né compreso. Dall’Ucraina alla Catalogna la politica deve prendere atto del responso dei referendum popolari. Patriottismo? Non ho pregiudiziali per niente e per nessuno, oggi c’è la necessità di far convergere gli sforzi per rifondare un centrodestra che sta colando a picco.

Con quali partiti dell’attuale centrodestra la Lega è maggiormente in sintonia?

Con Fratelli d’Italia ci accomunano le tematiche europee, la lotta alla moneta sbagliata, il no all’uomo come consumatore e non come essere pensante, la visione sullo strapotere delle banche. Nella Lega sono in corso diversi ragionamenti senza smarrire natura e identità.