Orsoni patteggia e torna a fare il sindaco come se niente fosse: non potevo sapere che i fondi erano illeciti

Giorgio Orsoni, sindaco di Venezia, ha concordato, attraverso i suoi legali, con i Pm dell’inchiesta Mose un patteggiamento a quattro mesi in relazione all’accusa di finanziamento illecito. Sulla congruità del patteggiamento dovrà esprimersi il Gup. Gli arresti domiciliari sono stati revocati e Orsoni è tornato sindaco a tutti gli effetti dopo la remissione in libertà. Il sindaco è giunto a Ca’ Farsetti alle 13 ‘scortato’ da alcuni vigili urbani e dai due legali di fiducia, Daniele Grasso e Maria grazia Romeo. Poi è salito al primo piano dove ha l’ufficio.

Davanti al giudice Orsoni aveva chiamato in causa il partito e ha anche svelato chi fosse il misterX che collezionava risorse per la campagna elettorale del Pd in Veneto. Orsoni ha inoltre fatto i nomi di Michele Mognato, David Zoggia (oggi entrambi deputati del Pd) e Gianpietro Marchese. La campagna elettorale del Pd in Veneto, nel 2010, sia per le provinciali sia per le comunali, sembrava giocare a favore di Renato Brunetta. E fu a quel punto, racconta Orsoni, che “vennero da me in tre”. E i tre – secondo la sua ricostruzione – lo spinsero a incassare il finanziamento del Consorzio.

In una conferenza stampa Orsoni ha escluso ciò che tutti si sarebbero aspettati, e cioè le dimissioni da sindaco: ha anzi difeso il suo operato e ha detto di essersi fatto molti nemici per avere operato “per il bene della città”. Come se l’inchiesta non lo sfiorasse minimamente, Orsoni ha negato la circostanza raccontata da Giovanni Mazzacurati (che gli avrebbe portato i soldi a casa in una busta) definendo un “millantatore” il presidente del Consorzio Venezia nuova.

Orsoni ha sfoderato la classica scusa, ormai abusata: tutto è avvenuto a sua insaputa. A ricevere il denaro era il suo mandatario: “Non potevo sapere che i fondi fossero illeciti” e “su come le aziende del Cvn reperissero quel denaro”. Ho incontrato durante la campagna elettorale – ha aggiunto – “imprenditori o sedicenti tali che mi hanno detto che mi avrebbero sostenuto e votato senza sapere come e perché”.