Mose, si allunga a lista dei nomi lambiti dall’inchiesta. E oggi in prima pagina finiscono Massimo Cacciari e Enrico Letta

A ‘parlare’ nell’inchiesta Mose adesso sono le carte, migliaia e migliaia di atti e trascrizioni di interrogatori raccolti in una quindicina di faldoni su cui dovranno lavorare gli avvocati della difesa. Pagine da cui spuntano decine di nomi, anche di politici o amministratori locali, che non risultano indagati e che affidano a smentite ogni possibile accostamento del loro nome alle indagini in corso. “Non avendo nulla da nascondere e non avendo mai percepito alcunché, sono in attesa di essere sentito dai magistrati di Venezia, per illustrare la mia posizione e fornire ogni chiarimento richiesto” ricorda l’ex ministro Altero Matteoli, la cui posizione è stata inviata al tribunale dei ministri. Sono pronte una raffica di querele in risposta alle affermazioni messe a verbale nell’inchiesta: anche Gianni Letta e Renato Brunetta, non indagati, hanno dato mandato agli avvocati di presentare una denuncia. “A sostegno della mia campagna elettorale per le comunali veneziane del 2010 – dice in un passo Brunetta – è stato deliberato un contributo elettorale, e per di più non dal Consorzio Venezia Nuova, regolarmente contabilizzato e dichiarato secondo la legge, e nient’altro”. E oggi comincia alla giunta per le Autorizzazioni della Camera l’iter parlamentare per la richiesta d’arresto di Giancarlo Galan, che rilascia dichiarazioni battagliere: “Ci metterò 15 anni ma quelli che mi accusano me li vado a prendere casa per casa…”.

Negli interrogatori intanto il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni scarica ogni responsabilità sul Pd: “I soldi sono andati al Pd. E io vi posso anche indicare chi è quel compagno X che ha ritirato i quattrini perché so chi si occupava dei finanziamenti per il partito in quel periodo”. Una linea difensiva che dovrà essere confermata dal misterioso “compagno X” indicato anche da altri come collettore di tangenti. Di chi si tratta? Si ipotizza che potrebbe essere il consigliere regionale del Pd Giampiero Marchese, arrestato con Orsoni lo scorso 4 giugno. Nelle intercettazioni che risalgono al 2011 (riportate oggi da La Stampa) il presidente del Coveco, cooperativa implicata nell’inchiesta, parla al telefono con Giampiero Machese elencandogli appalti già presi o da prendere e sottolineando un contatto con Primo Greganti (coinvolto anche nell’inchiesta Expo). Marchese risponde di avere fatto partire una lettera ai consorzi e alle cooperative e spiega che userà lo strumento della Fondazione per “i soldi che devono venire dentro”.

Si allunga di giorno in giorno la lista dei nomi lambiti dall’inchiesta, anche se si tratta di personaggi non indagati. Come avvenne per Tangentopoli lo scandalo sembra allargarsi a macchia d’olio ed è molto difficile stabilire un netto confine tra semplici rumors e notizie che hanno fondamento negli atti giudiziari. Oggi Il Fatto quotidiano mette in mezzo anche il nome dell’ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari. Anche lui avrebbe chiesto favori a Giovanni Mazzacurati  (presidente del consorzio Venezia Nuova e principale indagato) e Piergiorgio Baita, primo socio del Consorzio Venezia nuova e grande accusatore dei politici. Sarebbe stato Mazzacurati, nei suoi interrogatori, a fare il nome di Cacciari che avrebbe chiesto aiuto per un’impresa di nome Marinese e sponsorizzazioni per 300mila euro per la squadra di calcio di Venezia. Il nome di Enrico Letta spunta invece dal memoriale di Roberto Pravatà, braccio destro di Mazzacurati. Quest’ultimo sostiene che il Consorzio Venezia nuova avrebbe dovuto concorrere con 150mila euro alla campagna elettorale del 2007 di Enrico Letta, il quale ha sdegnosamente smentito la circostanza.