Mondiali, rifioriscono i tricolori. Ma l’emozione di Italia-Germania 1970 resta unica. Ecco perché…

«Mazzola/ Rivera/Domenghini»: si gridavano questi nomi, nelle strade, durante la  fantastica notte di Italia-Germania. Era il 1970 e c’era il Mondiale del Messico. I nomi dei calciatori della Nazionale di Valcareggi risuonano ancora, dopo 44 anni, nella memoria di chi  visse quelle straordinaria esperienza (del tutto inedita per i ragazzi di allora) di spontanea fusione nazionale. Mai, dico, mai, gli italiani, dal dopoguerra fino a quel primo anno del nuovo decennio, avevano sperimentato, tutti insieme, senza alcuna differenza politica, una così potente sensazione di affratellamento. Durò purtroppo quella sola notte, perché il decennio appena aperto, si sarebbe rivelata una delle stagioni più infami, canagliesche e fratricide della storia repubblicana.

Ma in questi giorni, mentre riparte l’avventura mondiale degli azzurri, il pensiero torna spontaneamente a quella sublime festa popolare di tanti anni fa. Certo, anche in questo Mondiale brasiliano, è tutto un fiorire di tricolori nelle nostre città. Però, senza nulla togliere agli azzurri di oggi, non parliamo della  stessa cosa, dello stesso pathos, dello stesso struggimento, della stessa emozione. Da allora ai nostri giorni, l’Italia ha vissuto  dieci Mondiali di calcio. E sempre, ad ogni edizione, sono ricomparsi i tricolori, sono partiti i cortei di auto dopo ogni vittoria, siamo rimasti incollati, con trepidazione,  davanti alla tv, ci siamo ritrovati intorno alla bandiera, sentendoci uniti in una passione comune. Ma, se ci facciamo bene caso, ogni volta abbiamo sperato di rivivere la stessa emozione di 44 anni fa. È stata una speranza vana. Poerché la forza di quella emozione non l’abbiamo rivissuta neanche nelle straordinarie vittorie ai Mondiali di Spagna del 1982 e a quello di Germania nel 2006. Perché mai?  Non dipende tanto dallo  svolgimento rocambolesco e unico di quel  4-3 con la Germania (il 3-2 con il Brasile nei Mondiali di Spagna non fu ad esempio meno emozionante).

No, il motivo è un altro ed esula dal calcio. Perché il primo, grande sentimento di quella magica notte di 44 anni or sono fu la sorpresa. Sì, la sorpresa. Perché nessuno avrebbe mai immaginato che dopo venticinque anni di delegittimazione dell’idea di patria, dopo gli internazionalismi scaturiti dal ’68 e mentre la bandiera era oggetto di dileggio nelle università e nelle scuole occupate, mai avremmo immaginato che tutte le città italiane sarebbero state invase dai tricolori in una sola notte.  E che, sotto quelle bandiere, covasse un così intenso desiderio di sentirsi “patria”. E poi, da dove erano uscite  tutte quelle bandiere? Possibile che tanti italiani le tenevano in casa? A che quella fu una bellissima sorpresa.