Mondiali di calcio, furie rosse annichilite dagli olandesi. E per gli arbitri è già festival di errori.

Il pallone è rotondo. E spesso rende quel che si prende. Così è stato anche ieri per Spagna Olanda, la partita che quattro anni fa chiuse i mondiali in Sud Africa e consacrò le furie rosse. Stavolta i tulipani di Robben e Van Persie hanno letteralmente stracciato la compagine iberica. Il 5 a 1 finale non ammette dubbi nè repliche. Più che un confronto è stata una mattanza. Con il povero Casillas nelle vesti della vittima sacrificale. Come e più del Brasile contro la Croazia, gli spagnoli si sono mostrati lenti, stanchi e pure un po’ presuntuosetti. L’Olanda invece ha provato a dare tutto, tutto quel che aveva in forza atletica, pressing e visione di gioco tirando fuori dal cilindro la partita perfetta. Talmente perfetta da annichilire gli avversari e rendere piuttosto increduli anche se stessi, se solo andate a riguardare la faccia da bambinone stupefatto di Robbie Van Persie dopo il suo splendido gol col quale ha pareggiato il rigore di Mascherano. Del patatrac spagnolo si è avvantaggiato, nella nostra nottata, il Cile di Sanchez che non senza difficoltà e apprensioni ha avuto alla fine ragione di una coriacea Australia, cui il 3 a 1 finale sta oggettivamente un po’ stretto. Adesso proprio il Cile, che spera di poter recuperare pienamente lo iuventino Vidal,  guida insieme ai tulipani olandesi il girone B e attende di incontrare i frastornati spagnoli tra quattro giorni. Mentre nel girone A del Brasile, il Messico ha avuto alla fine ragione del Camerun di Eto’o con un gol di Peralta dopo che l’arbitro ne aveva annullati altri due assolutamente regolari. E proprio la serie di errori che fin dalla prima partita ha contraddistinto l’operato dei fischietti è già al centro di polemiche e accuse. Sia in Brasile che in Giappone la stampa, dopo il match inaugurale, si è mostrata d’accordo: «Nishimura è stato disastroso». Ma per una sorta di involontaria par condicio anche gli altri suoi colleghi non se la sono cavata meglio. A cominciare proprio dal colombiano Roldan che oltre ad annullare al Messico le due reti di cui prima abbiamo detto gli ha negato pure un rigore su Giovani Dos Santos autentica star della squadra centramericana che a 25 anni sembra aver trovato la piena maturità atletica. Infine l’Italia. Il girone non è facile, ma servirà a capirne di più sulle qualità dei  nostri moschettieri. E quindi  sulle possibilità reali di proseguire nel torneo, magari fino alla fine.  Non essere tra i favoriti non è un handicap, è un bene. E sino ad ora quelli che teoricamente avrebbero dovuto  starci davanti o non hanno ben figurato o addirittura hanno steccato. Forza Azzurri, comunque vada.