Marò, il calcio si muove più del governo: ai Mondiali due maglie azzurre con i nomi di Girone e Latorre

Non saranno in campo. Ma è come se lo fossero. Perché Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, i due marò trattenuti dall’India «fanno parte della squadra» italiana che affronterà i Mondiali in Brasile. Una convinzione, quella del presidente della Figc, Giancarlo Abete, che si traduce, da subito, in un gesto concreto e di grande visibilità mediatica mondiale per la causa dei due fucilieri di Marina: la Federazione italiana gioco calcio ha fatto stampare due magliette in più della divisa ufficiale della Nazionale italiana. E dietro la schiena, in campo azzurro spiccano le scritte “Girone” e “Latorre”.
«Per collegare i nostri marò all’Italia e al Mondiale abbiamo preparato due magliette ufficiali della nazionale con stampati i nomi di Latorre e Girone. Il campionato del Mondo loro lo giocano con noi. E’ un piccolo gesto, ma ricco di significati: per noi sono parte integrante della squadra», spiega così il gesto il presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete, nel corso dell’incontro avvenuto oggi nella sede della Figc con il Cocer della Marina. Già nei giorni scorsi la rappresentanza militare aveva proposto ai calciatori italiani che parteciperanno ai Mondiali di calcio in Brasile di esporre un fiocco giallo sulle loro maglie «a dimostrazione – avevano spiegato i delegati del Cocer – del senso di vicinanza ed attenzione del mondo del calcio nei confronti dei nostri colleghi in India, Massimiliano e Salvatore», i due marò trattenuti in India da più di due anni.
L’iniziativa del fiocco giallo, ha però spiegato Abete al Cocer nel corso dell’incontro in Federcalcio, non potrà essere attuata poiché «la Fifa ha un divieto assoluto di apporre qualunque tipo di segno distintivo sulle maglie» che possa essere ricondotto a dialettiche extra-sportive. «E’ un divieto che vale per tutti, a maggior ragione in competizioni internazionali dove bisogna rispettare a accettare le regole – ha sottolineato il presidente federale – Noi esprimiamo la massima solidarietà ai nostri connazionali, sia come dirigenti sportivi sia come cittadini, e capiamo l’importanza di richiamare il mondo dello sport per dare visibilità a questa situazione, ma non abbiamo spazio di manovra anche perché l’arbitro non ci permetterebbe nemmeno di entrare in campo prima delle partite».
Il Cocer auspicava che fossero anche valutate «azioni che possano rendersi efficaci per lanciare un messaggio internazionale per far tornare a casa i fucilieri di Marina». Conseguente e immediata la decisione di Giancarlo Abete che ha fatto stampare le maglie con i nomi dei due militari trattenuti dal governo di New Dehli. L’idea insomma è che la diplomazia del pallone possa far molto di più di quanto ha fatto finora la diplomazia ordinaria concentrata in sforzi che, di fatto, non hanno portato a nulla.