L’Istat gela il governo: il Pil è sempre stagnante. La “renzieconomics” s’è già sgonfiata

Per Renzi, l’ultima nota mensile dell’Istat rappresenta una vera doccia fredda. Annuncia, lugubre, l’Istituto di statistica che  «la variazione del prodotto lordo nella media del 2014 risulterebbe debolmente positiva». Questo significa che l’annunciato +0,8 di crescita del Pil alla fine dell’anno è una vera chimera. E dire che si tratta di una stima tutt’altro che esaltante, che comunque il ministro Padoan presentava come l’inizio di un trend economico volto alla crescita. Ora è arrivata la nuova mazzata.  Nel secondo trimestre «la variazione congiunturale del Pil è prevista ricadere in un intervallo compreso tra -0,1% e +0,3%» (c’è quindi anche il rischio di un segno “meno” come nel primo trimestre dell’anno).  In sostanza, «il recupero dei ritmi di attività economica dovrebbe risultare più graduale di quanto atteso all’inizio dell’anno». Entusiasmo raggelato anche sul fronte dell’occupazione: «Il mercato del lavoro ha evidenziato i primi segnali favorevoli che, tuttavia, non delineano una chiara inversione di tendenza». Questo significa che per i disoccupati o per chi cerca una prima occupazione è sempre notte fonda. 

Il permanere della bassa pressione dipende da diversi fattori, ma soprattutto  «dagli alti livelli di incertezza e dalle condizioni ancora difficili sul mercato del credito, giudicato solo in lieve miglioramento». Insomma, le famiglie sono ancora intimorite e le banche continuano a essere parche di finanziamenti. Il tanto strombazzato effetto sui consumi degli 80 euro in più in busta paga non ci sarà, perché (e non era certo difficile prevederlo) il lieve incremento di reddito disponibile non va al consumo , ma al risparmio. E poi ci sono la Tasi e tutti i nuovi balzelli sulla casa.

Le cifre, si sa, sono sempre aride. Ma hanno l’indubbio pregio di non mentire e di smascherare gli annunci propagandistici. Per far ripartire l’economia ci vuole ben altro che i pannicelli caldi spacciati da Renzi per soluzioni miracolose. Se continua così, alla  fine dell’anno, il Pd si sognerà, ovviamente solo nei sondaggi, il 40 per cento ottenuto alle elezioni europee. La propaganda è come la bugia: ha le gambe corte e non va lontano.