L’ironia azzurra su Renzi: «Ora è il cocco della Merkel, ma a casa non ha portato niente»

Il Mattinale lo prende in giro. Lo chiama «cocco della Merkel» e dice che è tornato da Bruxelles «buggerato e felice». Perché, al di là dei suoi proclami sul fatto che il Consiglio europeo «è stato un successo», i risultati pratici sono stati «neanche la capocchia di uno spillo». Matteo Renzi

esce malconcio dalla nota politica del gruppo di Forza Italia alla Camera, che però, rispetto alle analisi di altri osservatori, di fatto eccede solo nei toni. Per Il Mattinale «”flessibilità in cambio di riforme” è la solita formula: ma il punto è che si tratta dei margini di flessibilità all’interno dei vincoli esistenti, nulla di più». «Nel documento finale – prosegue il testo – c’è scritto nero su bianco l’ovvio, e cioè che bisogna “fare il migliore uso della flessibilità già prevista dalle regole esistenti” del trattato. E mancherebbe solo che qualcuno volesse farne il peggior uso…». Proprio quella formula, frutto di un lavoro di cesello durato ore e ore, invece, è stata rivendicata da Renzi come il risultato portato a casa dall’Italia. Non la beffa maggiore, per lo staff del gruppo di FI alla Camera. «Ciò che è ancora più grave – si legge ancora nell’analisi – è che non c’è nulla in grado di permetterci di rilanciare la nostra economia: resteremo invischiati nella logica minimalista degli “zero virgola”». Renato Brunetta ha convertito questo ragionamento in numeri e messaggio politico. «L‘Europa ha detto chiaramente al nostro governo che pur riconoscendo tutta la flessibilità possibile, il 3% deve essere rispettato, e per farlo occorrerà in autunno una manovra correttiva da almeno 25 miliardi di euro sul gobbo degli italiani», sono state le parole del capogruppo azzurro a Montecitorio, per il quale Bruxelles non solo non ci regala niente, ma ci impone una nuova strettoia. È, al netto delle spigolosità politiche, né più né meno di quello che hanno rilevato gli analisti economici all’indomani del vertice. Per tutte vale la lettura de Il Sole 24 ore, su cui si legge che «il “miglior utilizzo delle flessibilità” non apre per noi la porta alle verdi praterie degli sconti europei da ottenere a buon mercato. È una partita che va giocata soprattutto in casa nostra, da qui alla prossima legge di stabilità, riforme alla mano». Sullo sfondo restano sempre i soliti problemi: deficit strutturale, obbligo del pareggio di bilancio entro il 2016, 80 miliardi l’anno di interessi sui titoli, 17 di tagli alla spesa da presentare a Bruxelles entro ottobre. Di nuovo c’è solo la chimera di una flessibilità che l’Italia in diversi s’è già giocata, come per il pareggio di bilancio: «Da questo punto di vista – sottolinea Il Sole – l’abbiamo già invocata chiedendo lo slittamento di un anno rispetto al precedente obiettivo».