L’ereditiera uccisa in Costa Azzurra insegna: con gli italiani si può essere xenofobi

Italiani brava gente? Il motto non vale più. Almeno per i nostri giornali. Prendete il caso della miliardaria francese vittima di un agguato in Costa Azzurra il 6 maggio scorso. Dopo quasi due mesi di indagini gli inquirenti hanno arrestato e fatto confessare il colpevole che si è scoperto essere il genero di Hélène Pastor, 77 anni, che era depositaria di un patrimonio immobiliare superiore anche a quello dei Grimaldi di Monaco. Suona buffo rileggere quanto riportato, nei giorni successivi all’agguato, dai media italiani. Tutti, sulla scia di quelli francesi, avevano già individuato i colpevoli. A cominciare dal Corriere della Sera, che sul suo sito internet riportava: «Secondo alcune indiscrezioni l’inchiesta si starebbe concentrando sugli uomini della ‘ndrangheta, molto attivi negli ultimi mesi in Costa Azzurra con investimenti immobiliari che potrebbero avere trovato nei Pastor un ostacolo imprevisto. La criminalità italiana è giudicata in forte espansione nel Sud della Francia». Ancora più categorica La Stampa. «Secondo la polizia giudiziaria – scriveva il quotidiano torinese – negli ultimi anni si sono moltiplicati i tentativi delle organizzazioni criminali italiane di espandersi in Costa Azzurra. Diversi rapporti della polizia hanno lanciato l’allarme sui tentativi della ’ndrangheta di mettere le mani sulla riviera francese». La pista calabrese era stata sposata senza indugio anche dal sito di Rainews: «Gli inquirenti seguono l’ipotesi di una “trappola, forse legata alla ‘ndrangheta e all’espansionismo immobiliare in Costa Azzurra». Una convinzione dettata dalle indiscrezioni raccolte dalla stampa francese, che verso gli italiani si permette semplificazioni che, rivolte verso altre comunità, sarebbero definite razziste o xenofobe. «Anche se per il momento gli inquirenti non privilegiano alcuna pista – scriveva LeFigaro.fr – la “mafia italiana” potrebbe essere all’origine di questo agguato. Il controspionaggio giudica la “minaccia” seria, evocando sospetti «d’infiltrazione della mafia calabrese da Ventimiglia».  Peccato che il mandante, reo confesso, sia stato invece il genero della signora Pastor. Un cittadino francese insospettabile, console onorario del principato di Monaco, insignito persino con la croce dell’Ordine del merito “per gli alti onori resi alla Francia”. Gli esecutori materiali dell’omicidio? Due cittadini delle Isole Comore residenti a Marsiglia. Ma meglio non dare troppo risalto alla loro nazionalità. Mica sono italiani.