Lecce, sequestro-lampo di una bimba bulgara di 6 anni. Presi i rapitori, una coppia di spacciatori italiani

Quando i carabinieri all’una di notte hanno sfondato la porta e hanno fatto irruzione nell’appartamento di via Marcianò, a Lecce, hanno trovato la piccola Maria che dormiva, accovacciata nel letto: accanto a lei la sua sequestratrice, una donna di 31 anni che quasi cinque ore prima, insieme al suo compagno, aveva rapito la piccola, 6 anni, di nazionalità bulgara, mentre giocava nella piazza di Monteroni di Lecce.
Un sequestro lampo. Ma, soprattutto, incomprensibile. Il movente è ancora tutto da chiarire: i due rapitori, Giovanni Giancane, di 45 anni, e Valentina Piccinonno, entrambi di Monteroni, con piccoli precedenti per spaccio di droga, sono stati arrestati per sequestro di persona in concorso. Ma quello che rende la vicenda davvero inquietante, secondo quanto accertato finora dagli investigatori, è che non si è trattato del gesto di balordi. I due erano determinati: erano andati in quella piazza per portare via un bambino. «Infatti – ha spiegato il comandante del reparto operativo dei Cc di Lecce, tenente colonnello Saverio Lombardi – ci hanno provato prima con la sorella di Maria, di 9 anni, e dinanzi alla sua resistenza hanno rivolto le attenzioni verso la più piccola».
Gli investigatori seguono più piste: commercio di minorenni, la volontà di una donna di estendere la propria famiglia, un sequestro commissionato perchè la piccola fosse destinata al mercato pedopornografico. Sulla bambina non ci sarebbe stata violenza fisica o psicologica. Il rapimento è avvenuto intorno alle 19.30-19.50 di ieri. Maria, insieme con la sorella di nove anni, era al parco giochi vicino al mercato di Monteroni. Più lontani, a circa 300 metri di distanza, c’erano gli altri due fratelli più grandi, di 13 e 15 anni che però non si sono accorti di nulla.
La prima a ricevere le attenzioni della coppia è stata la bambina di 9 anni, poi Giancane e Piccinonno hanno avvicinato la più piccola e sono riusciti a farla salire sullo scooter sul quale si trovavano, quindi si sono allontanati. A dare l’allarme, poco dopo, è stata la mamma delle bambine, che lavora a Monteroni come badante (il marito è giardiniere). Ha visto rientrare la più grande delle due sorelle e la bambina ha detto di non sapere dove fosse Maria: sono stati chiamati i carabinieri e a loro la bambina ha poi raccontato di quell’uomo che si era avvicinato, un uomo «che diceva di chiamarsi Gianni», ed è riuscita a fare una descrizione mettendo così gli investigatori sulle tracce di Giovanni Giancane, conosciuto a Monteroni come piccolo spacciatore e assuntore di droga e di alcol. L’uomo è stato rintracciato dai carabinieri in un bar del paese: ha prima cercato di negare ma poi avrebbe ammesso le proprie responsabilità indicando la sua complice, e fornendo l’indirizzo dell’abitazione leccese della donna. Giunti davanti all’appartamento di via Marcianò, i carabinieri hanno notato una luce che filtrava dalla porta e hanno fatto irruzione nella casa. La piccola, svegliata dai rumori, ha pianto un po’: è stata avvolta in una coperta e portata a Monteroni dove erano ad attenderla i suoi genitori, da 10 anni in Italia, e i suoi tre fratelli (un quarto è rimasto in Bulgaria).
Davanti alla caserma si era riunita la comunità di bulgari di Monteroni e paesi limitrofi. Un centinaio di persone con il cuore gonfio di angoscia: hanno appreso della liberazione di Maria lì, in strada, dal comandante della stazione dei carabinieri, il luogotenente Giordano Protopapa. Si sono stretti tutti in un abbraccio e hanno applaudito». Lo Stato e le istituzioni hanno dimostrato di esserci nei momenti che contano», ha detto il sindaco del comune salentino, Lino Guido.