Le ultime parole di Musy prima di morire: «In che mondo viviamo se ti sparano così…»

«In che razza di mondo viviamo se arriva uno e ti spara così senza motivo…». E’ una delle ultime frasi pronunciate dal consigliere comunale Alberto Musy il 21 marzo 2012 dopo che il suo assassino lo ferì con cinque colpi di pistola. A raccontarlo, oggi in aula nel processo contro Francesco Furchì, unico imputato per l’omicidio, Maurizio Piras, il commercialista vicino di casa che fu il primo a soccorrere la vittima. Piras ha raccontato che Musy gli disse di avere visto «un signore con un casco bianco appoggiato alla grata della cantina» e che «quando gli ho chiesto “cosa fai?” ha tirato fuori la pistola da non so dove e ha sparato. Aveva un nastro adesivo da pacchi sulla bocca. Era un uomo di 40-45 anni».
«La mia impressione – ha commentato Piras – è che avesse visto il casco bianco (in realtà era nero con una striscia bianca) perché la prima volta lo aveva visto di spalle. Avevo l’impressione che fosse stupito, continuava a chiedersi “perché a me?”».Alberto Musy finirà subito in coma e morirà 19 mesi dopo, il 23 ottobre 2013. Francesco Furchì, calabrese, candidato nella “lista Alleanza per la città Musy sindaco” che sosteneva la candidatura a primo cittadino dello stesso Musy, presidente dell’associazione Magna Graecia Millenium, che «opera nel campo della cultura, della solidarietà, della diffusione dei valori della calabresità in terra di Piemonte», venne arrestato a gennaio del 2013 con l’accusa di avere sparato Musy per vendetta perché il consigliere comunale non lo avrebbe appoggiato nelle sue ambizioni. In particolare, secondo le indagini, Furchì avrebbe voluto partecipare al salvataggio di Arenaways, un’impresa ferroviaria a capitale privato, nella fase del fallimento, nel 2011. Per questo aveva preso contatti con l’imprenditore siciliano Giuseppe Arena e si stava muovendo per mettere insieme una cordata di imprenditori. In prospettiva di questo salvataggio aveva chiesto aiuto a Musy che, tuttavia, non riuscì o non volle metterlo in contatto con ulteriori investitori. Quel mancato appoggio fu, secondo gli investigatori, letale per Musy che forse non aveva compreso come il progetto di salvataggio di Arenaways era vissuto dal suo assassino come il vero e proprio sogno della vita, l’occasione per fare il salto di qualità. Fu questo, secondo le indagini, che indusse Furchì a vendicarsi.