L’Aquila, arrestato il vice-Bertolaso. Pagate tangenti anche per la ricostruzione della chiesa adottata da Sarkò e Bruni

Tangenti perfino sul restauro delle Chiese aquilane devastate dal terribile sisma che il 6 aprile del 2009 sconvolse la città e fece 309 vittime, oltre 1500 feriti e oltre 10 miliardi di euro di danni stimati. E’ l’ultimo atto della spregiudicata gestione della ricostruzione del dopoterremoto da parte di una banda di sciacalli che, senza ritegno, si sono avventati sulla torta da decine di milioni di euro per il restauro del patrimonio artistico e religioso.
L’inchiesta, che ha portato ai cinque provvedimenti di custodia cautelare, due ai domiciliari e tre in carcere, e a una ventina di perquisizioni in tutta Italia richiesti dalla Procura dell’Aquila e firmati dal gip Giuseppe Romano Gargarella, ruota intorno alla figura dell’ex-vicecommissario ai Beni culturali alla ricostruzione Luciano Marchetti e alla funzionaria del Mibac Abruzzo, Alessandra Mancinelli finiti agli arresti assieme agli imprenditori Nunzio Massimo Vinci, Patrizio Cricchi e all’aquilano Graziano Rosone accusati a vario titolo di corruzione, falso, turbativa d’asta, millantato credito ed emissione e utilizzo di fatture inesistenti.
Ruolo chiave era quello di Marchetti che ha firmato per sé stesso alcuni incarichi da progettista mentre era ancora in carica come vicecommissario. Un doppio ruolo con un evidente e stridente conflitto di interessi: in pratica da vicecommissario Marchetti controllava sé stesso come progettista.
Al centro dell’inchiesta la ricostruzione di due importanti chiese distrutte dal terremoto: Le Anime Sante in Piazza Duomo che nel terremoto ha subito il crollo parziale della cupola ed è subito divenuta il simbolo dei danni causati dal sisma al patrimonio artistico abruzzese e Santa Maria Paganica. Per quest’ultima esiste anche un filmato che testimonia una tangente dell’1 per cento sui 19 milioni necessari per la sua ricostruzione: la dazione di danaro con 10 mila euro è stata effettuata dentro un’automobile mentre gli investigatori filmavano la scena che ora verrà contestata negli interrogatori agli arrestati. Le indagini hanno riguardato il biennio 2012-2013 e sono in corso al momento circa 20 perquisizioni in tutta Italia.
I provvedimenti di custodia cautelare sono il risultato di una complessa e lunga indagine sulle procedure che riguardano la ricostruzione e il consolidamento di alcuni beni ecclesiastici e di altri beni culturali di particolare rilievo storico-artistico nel centro storico del capoluogo abruzzese, gravemente danneggiati dal terremoto del 6 aprile 2009.
Una prima fase c’era già stata nei mesi scorsi con l’iscrizione nel registro degli indagati di alcuni imprenditori, professionisti e funzionari pubblici. L’attività investigativa, coordinata dal procuratore della Repubblica Fausto Cardella e dai sostituti Antonietta Picardi e David Mancini, è stata svolta congiuntamente dal Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di finanza e dalla Squadra Mobile della Questura dell’Aquila.
La vicenda non mancherà di avere pesanti e gravi ripercussioni sul piano internazionale: l’appello lanciato dall’Italia agli altri Paesi subito dopo il sisma per “adottare” uno dei monumenti devastati dal terremoto e finanziarne la ricostruzione fu raccolto da diversi governi e il 10 luglio del 2009 ad accompagnare in un sopralluogo itinerante l’allora first lady Carla Bruni Sarkozy – la Francia si era impegnata ad adottare proprio la chiesa di Santa Maria del Suffragio, detta delle Anime Sante,finanziandone in parte il restauro – fu l’allora vicecommissario della Protezione civile per i Beni Culturali, Luciano Marchetti, oggi finito agli arresti proprio per le tangenti sul restauro di quella chiesa simbolo della devastazione e “adottata” da Parigi.
Nominato vice commissario insieme a Guido Bertolaso, e poi confermato dopo l’uscita del capo della Protezione civile e la nomina dell’allora presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, come commissario per la ricostruzione, Luciano Marchetti è andato via dall’Aquila nel dicembre 2011. In passato era stato alto dirigente del ministero dei Beni culturali e commissario per la Domus Aurea. Mentre lavorava all’Aquila era spuntato il suo nome tra i 450 di clienti della cosiddetta “lista Anemone” che avrebbero beneficiato a vario titolo dei lavori dell’imprenditore indagato nella maxi -inchiesta dei grandi appalti. Ha ricoperto incarichi anche nella gestione del post-terremoto di Marche e Umbria ed è stato anche direttore regionale dei Beni culturali nel Lazio.