La Russa: «Ripartiamo dall’elezione diretta del capo dello Stato. Ma senza trucchi e sotterfugi»

Il presidenzialismo come madre di tutte le riforme costituzionali e, insieme, come «banco di prova» per un nuovo centrodestra. Fratelli d’Italia si pone in prima linea a sostegno della proposta per l’elezione diretta del presidente della Repubblica, anche perché, sottolinea Ignazio La Russa, «certe posizioni non arrivano dalla destra in generale, c’è un’area precisa che questa tesi la porta avanti da quando tutti gli altri dicevano che si rischiava la svolta autoritaria».

Per Fratelli d’Italia Forza Italia dovrebbe porre il presidenzialismo come condizione per l’accordo con Renzi sulle riforme. Berlusconi però ha detto che gli impegni presi sono su altri temi e li manterrà.

E questo è un elemento negativo, però siamo abituati a “no” che diventano “forse” e a “forse” che diventano “sì”. La conferenza stampa di Berlusconi, se è una cosa seria, e io non ho motivi per dubitarne, non avrebbe senso se non fosse una accelerazione per un rapporto diverso con le riforme volute da Renzi. Se è così, noi chiediamo che l’accelerazione sia palese, non di far venire meno la volontà di fare le riforme.

E se quel “no” non dovesse diventare “forse” e poi “sì”?

Noi non vogliamo e non siamo nella possibilità di porre condizioni, non è di questo che parliamo. Noi parliamo di banco di prova sulla serietà di voler far ripartire il centrodestra. Sulla riforma presidenzialista siamo tutti d’accordo, mi auguro non solo a parole. Berlusconi è d’accordo e anche Alfano. Anche Renzi non si è mai detto contrario. Lui, a noi, ha detto “dovete convincere i miei, io sono d’accordo”. È il vecchio Pci che non la vuole.

Mettiamo, invece, che quel “no” alla fine si ammorbidisca: il percorso per il presidenzialismo sarà un laboratorio?

Più che un laboratorio sarà il terreno su cui si può verificare il proposito di ricostruire il centrodestra. Ne sentiamo sempre parlare, poi però uno sta al governo, l’altro accetta supinamente tutto quello che vuole Renzi sulle riforme. Qui possiamo misurare la concretezza delle intenzioni è questo.

Per questo chiedete anche l’istituzione di un tavolo di consultazione sulle riforme «tra tutte le forze che si dicono di centrodestra»?

Lo chiediamo perché non si può immaginare un centrodestra con i partiti che si muovono come abbiamo detto. Poi magari ognuno sceglie liberamente se trovare l’intesa, ma bisogna che ci sia questo passaggio.

Berlusconi ha proposto tre strade parallele: emendamenti in commissione Affari costituzionali al Senato; presentazione di una proposta di legge costituzionale; referendum di indirizzo per chiedere ai cittadini se approvano la scelta presidenzialista. La convincono?

Il referendum sul presidenzialismo è giuridicamente impossibile e, siccome sono certo che gli amici di Forza Italia sono i primi a saperlo, penso sia solo propaganda. O un modo per fare andare lisce le riforme di Renzi senza affrontare il presidenzialismo. Quindi, è una proposta sbagliata.

Qual è quella giusta?

Partiamo dalle cose semplici. Facciamo un disegno di legge comune, lo facciamo avvalorare da una raccolta di firme anch’essa comune, ma senza fare una proposta di legge di iniziativa popolare, altrimenti ci vogliono sei mesi sono per farla partire. Tutti insieme abbiamo un numero più che significativo di parlamentari, presentiamo un ddl e poi facciamo iniziare l’iter e poi intersechiamo anche la proposta con le riforme di Renzi, come emendamento. Due strade: una autonoma e parallela e una che si interseca.

Ha fiducia che riusciate a mettervi d’accordo?

Se davvero si vuole, sì. Ora siamo in tre partiti diversi, ma io, Quagliariello e Gasparri, loro come capigruppo e io come coordinatore del Pdl, per incarico di Berlusconi e senza alcuna contrarietà ufficiale di nessuno del partito, con fatica, andando anche a fare visita a Calderoli, che allora era ricoverato in ospedale, riuscimmo a trovare un accordo per il presidenzialismo e in pochi mesi, a fine legislatura, a farlo approvare al Senato. La riforma l’avevamo già fatta. Poi si è arenata alla Camera, anche per volere del Pdl, forse perché ne conseguiva il dimezzamento dei deputati, forse perché non tutti erano seriamente convinti. C’è anche un mio intervento alla Camera in cui denuncio l’immobilismo di tutti i partiti, anche di quello che allora era il mio.

 Prima non aveva citato la Lega, ora ricorda la visita a Calderoli. Per il Carroccio c’è o no spazio in questo percorso?

Certo, credo che anche la Lega possa essere coinvolta. Sicuramente è costato fatica trovare l’intesa, però la trovammo e si può trovare anche ora, anche passando da qualche potere alle autonomie, che però non intacca l’elezione diretta del presidente della Repubblica.