La Rai sembra morsa da una Tarantola: veleni e divisioni su sciopero e privatizzazione

Sono ore particolarmente convulse per la Rai. Non bastava l’avviso di garanzia per usura bancaria alla presidente Tarantola o la polemica del segretario del Sindacato autonomo di polizia (Sap), Gianni Tonelli, che ha definito un “inganno” il filmato mandato in onda dai tg del servizio pubblico in cui si vedono agenti del Sap applaudire i loro colleghi condannati per l’omicidio di Federico Aldovrandi e su cui il presidente della Vigilanza Rai, Roberto Fico, ha già fatto sapere che convocherà i direttori di testata. Come se non ci fosse già abbastanza carne sul fuoco, l’azienda di viale Mazzini deve vedersela anche con lo strano sciopero indetto contro il taglio di 150 milioni imposto dal governo Renzi e che ha visto da un lato l’appoggio convinto di Slc Cgil (che ha parlato di “altissima adesione”), Uilcom Uil, Ugl Telecomunicazioni, Snater, Libersind Confsal e, dall’altro, ha registrato la defezione di Usigrai, Adrai e Cisl. L’unità sindacale in Rai è stata sempre un dato acquisito. Il fatto che oggi sia andata in frantumi – e per di più su un tema non secondario quale quello delle risorse – certamente non contribuisce a rafforzare la concessionaria alla vigilia di un confronto con il governo su questioni assolutamente strategiche come il destino di Rai Way.

Proprio di questo fondamentale asset di viale Mazzini, ma non solo di questo, ha parlato davanti alla commissione di Vigilanza la presidente Tarantola. L’operazione di a cessione di una quota minoritaria della società che gestisce gli impianti Rai – ha precisato la presidente – “è stata allargata anche agli investitori istituzionali”. Comunque sia, ogni decisione in merito sarà “assunta dal cda quando avremo indicazioni più puntuali in termini di costi”.

La vendita di Rai Way, intesa come tralicci ed apparati e non frequenze, non è però il preludio ad una possibile privatizzazione dell’azienda. Lo ha assicurato sempre la Tarantola rispondendo ad una domanda del sen. forzista Minzolini. Il problema resta la “cassa” e la necessità di far fronte alla perdita di 162 milioni (12 in più di quelli tagliati dal governo). A farsi portavoce dell’irritazione che serpeggia nel Cda verso il governo è il consigliere Verro (area Forza Italia), che invece evoca il pericolo di una “privatizzazione surrettizia” avviata da Monti e proseguita da Renzi col pretesto di cacciare la politica dalla Rai. “D’accordo – ha detto nel corso dell’audizione – ma poi chi entra? I tecnici, le banche, la finanza?”. Alla fine, l’eroe targato Rai della giornata è lui, il berlusconiano Verro. È proprio vero che tutto sta cambiando.