La cultura a destra? Chissà perché se ne parla solo quando ci sono i bandi di mezzo…

Si sa che la Fondazione An, custode del “tesoretto” che fu del Msi e poi di Alleanza nazionale è esposta alle polemiche più varie (molte delle quali suscitate da appetiti legittimi o illegittimi di soggetti che con la destra hanno o hanno avuto a che fare, ma magari non con il Msi o con An…). Se la Fondazione fa, arrivano le critiche. Se la Fondazione non fa, arrivano lo stesso, magari raddoppiate. L’ultima in ordine di tempo riguarda il famoso bando dello scorso luglio che doveva finanziare iniziative per attività di carattere politico-culturale in linea con lo Statuto. Cioè diffondere, valorizzare e preservare il patrimonio culturale della destra. Come nuotare in un oceano, in pratica. Le domande sono arrivate (416 per iniziative politico-culturali e oltre cento per la gestione degli immobili) e sono state tutte esaminate – “Il lavoro della commissione”, dice Franco Mugnai, presidente della Fondazione, “riempie due armadi qui in via della Scrofa”- ma il bando è stato superato dagli eventi. In pratica il milione messo a disposizione non arriverà. E perché? Per la nuova legge sul finanziamento ai partiti che obbliga anche la Fondazione a non superare il tetto di centomila euro complessivi come contributo a sigle e associazioni riconducibili a partiti. Una motivazione del tutto plausibile che ha indotto la Fondazione a soprassedere per non incappare nelle sanzioni previste dal legislatore in materia. Ma non si tratta di rinunciare alle iniziative culturali. “Ricordo – afferma ancora Mugnai – che per l’anniversario della morte di Giorgio Almirante abbiamo organizzato sessanta manifestazioni. Ma non mi interessano le polemiche. La Fondazione ha deliberato che le iniziative culturali non saranno delegate a soggetti terzi ma gestite in proprio, con il coinvolgimento del territorio, in tre ambiti: archivistica, editoria e formazione”. Un modo diverso e rispondente alle nuove norme di realizzare le iniziative che si intendevano finanziare col bando di un anno fa. Finiranno le polemiche? È presto per dirlo. Per ora il caso è stato sollevato dalla testata online barbadillo.it che anticipa un articolo del Borghese in materia. L’accusa alla Fondazione è di avere messo al bando le attività culturali. Una critica assai ingenerosa visto che come tutti sanno anche  il Secolo d’Italia è tra le attività sostenute dalla Fondazione, che è l’editore dello storico quotidiano, che certo non è estraneo alla storia professionale dei redattori di Barbadillo e di quelli del Borghese.