La Corte dei Conti punta il dito contro il sistema Italia: nessuna istituzione è indenne dalla corruzione

Corruzione, evasione fiscale, economia sommersa e criminalità organizzata. Eccoli i quattro cancri del sistema Italia. Parola di Salvatore Nottola, Procuratore generale presso la Corte dei Conti. Che lancia l’allarme. Con un avvertimento: nessuno può dirsi indenne dalla corruzione. Perché «la corruzione può attecchire dovunque: nessun organismo e nessuna istituzione possono ritenersene indenni» e «nessuna istituzione che abbia competenze pubbliche può ritenersi scevra di responsabilità di fronte al suo dilagare».
L’occasione è la tradizionale requisitoria orale nel giudizio sul rendiconto generale dello Stato. E in questo contesto che Nottola ricorda che la corruzione «è uno dei fattori che condizionano gravemente l’economia del Paese, al pari dell’evasione fiscale, dell’economia sommersa e della criminalità organizzata: fra l’altro, è singolare come questi quattro fenomeni siano collegati e a volte s’intreccino».
«La gravità del fenomeno – sul quale azzardare delle cifre sarebbe impossibile ed inutile ma che sicuramente condiziona pesantemente lo sviluppo dell’economia anche per l’effetto deterrente che ha sugli investimenti ed in particolare su quelli delle imprese straniere – richiede una seria riflessione sui contesti che lo favoriscono e sulla sufficienza ed efficacia dei rimedi che solitamente vengono apprestati. Impone – ha proseguito il procuratore generale – anche una chiara denuncia delle cause».
Dalla riflessione «risulterà che la corruzione può attecchire dovunque: nessun organismo e nessuna Istituzione possono ritenersene indenni o al riparo e quindi esenti da obblighi di vigilanza. Inoltre nessuna Istituzione che abbia competenze pubbliche può ritenersi scevra da responsabilità di fronte al suo dilagare». Per un efficace contrasto alla corruzione si deve considerare che «i contesti in cui essa ha occasione di svilupparsi sono i più vari, non si limitano al mondo degli appalti né all’aspetto della illecita dazione di danaro o di benefici: essa trova facile terreno nell’evasione fiscale e nell’economia sommersa ed è un mezzo congeniale agli ambienti criminali. Insomma, il suo terreno di coltura è la illegalità in tutte le sue forme».
Un efficace contrasto alla corruzione richiede dunque l’individuazione di tutti i casi che possono derivare dalla corruzione o accompagnarla. Nottola cita nomine pubbliche al di fuori delle regole, incarichi fiduciari, consulenze illecite o superflue. «Va posta attenzione alle situazioni che favoriscono o celano accordi illeciti: ritardi nelle opere pubbliche che giustificano poi il ricorso a leggi eccezionali, perizie di variante in corso d’opera di dubbia utilità che possono celare dazioni illecite, opacità dell’Amministrazione ed eccesso di oneri burocratici».
Ma il Procuratore Generale della Corte dei Conti ne ha anche per la grave vicenda dell’Expò che, a suo dire, è stata causata dalle troppe deroghe sui controlli. Una vicenda che è «un caso emblematico» di deroghe a norme e controlli, «smantellati in virtù dell’urgenza, che hanno di fatto favorito la corruzione.