In Ucraina i filorussi abbattono un aereo militare provocando una strage

Un aereo militare ucraino è stato abbattuto venerdì notte da ribelli filorussi nella zona di Lugansk, capitale dell’autoproclamata Repubblica popolare separatista nell’est dell’Ucraina. Sono 49 i soldati ucraini morti sull’aereo, secondo quanto ha riferito un portavoce del ministero della Difesa di Kiev, Vladislav Selezniov, citato dalle agenzie. L’aereo – ha aggiunto – è stato abbattuto da “terroristi” quando stava per atterrare all’aeroporto.
Proseguono intanto i combattimenti nell’est dell’Ucraina, dove le truppe di Kiev hanno riconquistato l’importante città portuale di Mariupol, nell’indocile regione di Donetsk. Ma proprio all’indomani del presunto ingresso dalla Russia di alcuni mezzi militari dei separatisti, fra cui tre carri armati “residuati” dell’Urss, denunciato dal ministero dell’Interno ucraino, il Cremlino ritorce l’accusa: e imputa alle truppe di Kiev di aver sconfinato nella regione di Rostov sul Don con due blindati che sarebbero stati fermati dalle guardie di frontiera russe. Lo scambio di sospetti inasprisce ulteriormente le già tese relazioni bilaterali fra i due maggiori Paesi ex sovietici dopo il congelamento dei negoziati a tre (Ue-Russia-Ucraina) sul gas, con il premier ucraino Arseni Iatseniuk che ha già ordinato di prepararsi alla chiusura dei rubinetti del metano russo. Intanto da Washington il Dipartimento di Stato sposa le accuse di Kiev, dice per bocca della portavoce Marie Harf di ritenere che carri armati, lanciarazzi e altre armi pesanti acquisite dai ribelli siano giunte dal confine russo (e non siano state invece prese alle forze ucraine, come risponde Mosca), cita come presunta prova video amatoriali di fonte ucraina postati sul web. Vladimir Putin, viceversa, pretende chiarimenti sull’asserito sconfinamento dei militari ucraini. Quel che è successo, nei due casi, non pare in effetti ancora chiaro. Tuttavia, secondo la testata filo-Cremlino LifeNews, un blindato ucraino sarebbe entrato in Russia e si sarebbe fermato per un guasto vicino al villaggio di Millerovo, dove pare sia stato individuato dalle guardie di frontiera. A quel punto sarebbe arrivato un secondo blindato ucraino per riportare indietro i membri dell’equipaggio. Secondo le guardie russe, i soldati ucraini avrebbero in ogni modo sconfinato di appena 150 metri, nei pressi del paesino di Iezerovo.
Le incomprensioni tra Kiev e Mosca continuano a ripercuotersi intanto sul delicato e strategico fronte del gas, dove Russia e Ucraina non riescono a trovare un compromesso sul prezzo. Kiev ha tempo fino a lunedì mattina per pagare 1,9 miliardi di dollari – parte del debito con la Russia – altrimenti Mosca introdurrà un regime di pagamento anticipato e chiuderà i rubinetti del metano se non le saranno pagate le forniture. A quest’eventualità Kiev sembra essere già pronta, e il premier Arseni Iatseniuk ha ordinato al governo e alla società energetica statale Naftogaz di prepararsi alla cessazione delle forniture di gas e a difendere gli interessi del Paese all’arbitrato della Corte di Stoccolma. Un’apertura è arrivata successivamente, con il ministero dell’Energia ucraino, Iuri Prodan, che ha proposto nuove trattative nel fine settimana – prima che scada l’ultimatum russo – ribadendo però che Kiev punta a un ulteriore sconto che porti il prezzo del metano russo da 485 a 326 dollari per mille mc.