In Francia torna il 6 politico? Gelmini, Alemanno e Augello: una pericolosa deriva sessantottina

Corsi e ricorsi della storia: la Francia boccia i brutti voti in pagella in favore di un ritorno al 6 politico. E nel Paese della liberté di andare male a scuola. Dell’egalité studentesca e della fraternité d’intenti sociologici, si passa così, con un colpo di spugna, sopra il valore della diversità e sopra il principio del merito.
«Sono assolutamente contraria: la ritengo una deriva sociologica. Di più: un grande passo indietro», ci dice l’ex ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini, che poi aggiunge: «È una scelta che non condivido. Una decisione sbagliata, figlia dell’ideologia del ’68, che a mio parere ha fatto solo danni. Al contrario, infatti, credo nella cultura del merito e della competenza, nel principio della valorizzazione. Io a scuola sono sempre andata bene. Non ho mai avuto problemi di voti, o di esami di riparazione, e meno che mai di bocciatura. Ma sono convinta comunque – conclude la deputata azzurra – che i brutti voti, se ad alcuni possono demoralizzare, ad altri possano servire da stimolo a migliorarsi». E, del resto, il banco di prova della scuola funge da preparazione alla vita, dove la competizione è decisamente più agguerrita e dove, dunque, ci si deve presentare corazzati e forti.

«Omologare e negare una diversità di rendimento mi sembra una sciocchezza del tutto anacronistica, che infatti andava di moda quando io ero ragazzino», argomenta a sua volta Andrea Augello, da noi contattato per un parere sulla questione. «Un ritorno a un tipo di cultura che ci ha creato tanti problemi – aggiunge il senatore del Nuovo centro-destra – che ha conciso con l’eclissi del merito e del talento negli anni Settanta. È l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno. Di contro serve rinvigorire la solidità dell’assioma per cui, essere valutati dal punto di vista delle capacità, dell’impegno, dell’affidabilità, è non solo valido e opportuno, ma soprattutto non è motivo di abnegazione e di mortificazione. Il ritorno a questa inversione di valori non funzionerà. L’abbiamo già conosciuta nel nostro recente passato, e abbiamo visto che non ha prodotto niente di buono nella nostra società. Anzi…».

Dello stesso parere l’ex sindaco di Roma ed esponente di Fratelli d’Italia-An, Gianni Alemanno, che a riguardo dichiara: «Credo che sia l’ultimo colpo di coda di una sinistra morente, in Francia più che mai. Fare questi regali agli alunni a scuola significa poi consegnare i ragazzi a una brutale selezione del mercato nel mondo del lavoro. Quindi – aggiunge Alemanno – valuto questa proposta da un lato come un tentativo di mandare un segnale ideologico di egualitarismo, dall’altro una terribile fregatura per i ragazzi stessi. La reputo una scelta di stampo politically correct, da pensiero unico, per cui le personalità non si toccano e l’educazione va approcciata solo in termini positivi. Una cultura – conclude l’ex primo cittadino della capitale – che ha provocato distruzioni antropologiche incredibili. Una scuola senza selezione non significa niente: dunque il ritorno al concetto di 6 politico, per quanto mi riguarda, non rappresenta altro che il segnale finale di una presidenza Hollande che sta per essere spazzata via oltralpe soprattutto dal Fronte Nazionale di Marine Le Pen».