Il ritorno di Fini apre un dibattito oltre le ironie: esiste una destra nazionale ed europea?

Gianfranco Fini ha annunciato di voler tornare alla politica attiva dando vita ad un soggetto capace di rappresentare una destra a suo dire assente nell’attuale panorama politico. Lo ha fatto dopo un anno fuori dal dibattito e sottolineando che non ha più ambizioni di candidature. La notizia ha suscitato reazioni discordanti e sono molti coloro che ironizzano o demonizzano la figura dell’ex presidente della Camera. Il fallimento dell’esperienza di Futuro e Libertà e del Terzo Polo danno man forte a chi vuole ironizzare, ma a ben vedere è più che legittimo che un leader che ha avuto fino al 16% dei voti degli italiani si rimetta in discussione. Ogni partecipazione, che sia di un giovane o vecchio leader, dev’essere benvenuta, sia perché aumenta il pluralismo sia perché comunque va poi sottoposta al giudizio degli elettori.

Stando alle prime notizie l’idea di Fini parte dalla constatazione che oggi gli elettori di destra hanno più opzioni a disposizione (da Fratelli d’Italia a Forza Italia, da Grillo alla Lega e all’astensionismo), ma che tra queste manca una destra nazionale ed europea, ancorata al Ppe, pronta a ridiscutere le regole comunitarie, ma non disponibile a buttare il bambino (l’Unione Europea) insieme con l’acqua sporca. Secondo questo ragionamento ci sarebbe troppo anti-europeismo in tutti i segmenti di destra presenti e nessuno rappresenta quell’area che in Alleanza Nazionale era centrale e che somiglia più a modelli come l’Ump francese, l’Alleanza Popolare spagnola e la Cdu tedesca.

La tesi politica indubbiamente c’è, anche se trasformarla in partito che prende consensi è tutt’altra cosa, tanto più in un momento in cui il cambiamento è più veloce del solito e la rottamazione dei vecchi leader sembra essere una delle regole principali da osservare per avere successo.

Sarà quindi il tempo a dire se quello di Fini è solo un annuncio e un progetto velleitario o se invece esiste un’area di destra moderata ed europea alla ricerca di un partito e di un leader. La cosa positiva, comunque, sta nel fatto che Fini colloca nettamente a destra questo progetto, dopo anni in cui aveva teorizzato il superamento delle categorie di destra e sinistra, tanto da dar vita al Terzo Polo. Già questa va letta come una notizia positiva e non è un caso che un sondaggio on-line fatto dal quotidiano “Il Tempo” sul rientro di Fini nel centrodestra abbia dato risultati diversi da quelli immaginati. Oltre la metà dei lettori del quotidiano romano – di certo berlusconiani ed anticomunisti – dice che sarebbe opportuno il rientro dell’ex presidente di An nel centrodestra. Sembra quasi che, sconfitta dopo sconfitta, gli elettori alternativi alla sinistra chiedano a chi li ha rappresentati di ritrovare le ragioni per tornare assieme e per recuperare il terreno perduto.