Il Pd celebra Berlinguer ma tace sulla “questione morale”. E Napolitano s’adegua

Guardate questa foto, è del 1978, siamo all’Isola d’Elba, Giorgio Napolitano ed Enrico Berlinguer escono dal mare insieme. Pensierosi. Assorti. Perplessi. Chiunque di noi uscendo dalle acque cristalline dell’Elba avrebbe puntato con lo sguardo sorridente l’asciugamano, la sdraio, il chiosco, la birra, il pattino. Loro due, invece, anche in quella lenta risalita sulla battigia, sembravano proiettati nello spazio metafisico della politica, in una dimensione interiore, come se da quelle poche bracciate al largo e dal rapido rientro a terra potessero discendere decisioni fondamentali per il popolo italiano e per il destino della sinistra.

Berlusconi, parliamoci chiaro, al massimo lo avremmo trovato assorto in un lato B, come tutti noi peccatori, del resto. La forza della classe dirigente di sinistra, al di là delle catastrofi ideologiche e politiche in cui hanno trascinato il popolo che li seguiva, era quella di dare sempre l’impressione della diversità, dell’alto profilo, del distacco carismatico, della forza morale che li alienava dalle tentazioni terrene. Solo un’illusione ottica, sia chiaro, per molti di loro, ma non per tutti. Come per Enrico Berlinguer, che alle debolezze e ai privilegi della politica, opponeva se stesso e anche i suoi argomenti. Come quando, tre anni dopo quella foto, quando iniziavano a divampare i primi scandali affaristici anche a sinistra, il leader del Pci sviluppò quella storico ragionamento sull’etica che ancora oggi viene richiamato come caposaldo del pensiero morale dei partiti che ne sono conseguiti. «La questione morale esiste da tempo, ma ormai essa è diventata la questione politica prima ed essenziale perché dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, la effettiva governabilità del paese e la tenuta del regime democratico», disse Berlinguer il 20 luglio del 1981 a Repubblica.

Oggi ricorrono i trent’anni dalla morte del “più amato” e in tutta Italia si sono svolte celebrazioni commosse del vecchio leader. Nelle stesse ore in cui sui giornali fioccavano le infamanti accuse al sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, quelle parole di Berlinguer non le ha evocate nessuno. Perchè tanto, stavolta, la brutta faccenda è bipartisan, c’è Galan di mezzo, mal comune mezzo gaudio, forse. Anzi, tutti a dire “che bella persona è Orsoni, ne uscirà pulito”, nessuno a chiedersi perché il Pd da anni vanti la propria moralità in pubblico ma la infanghi nei comportamenti privati, con la pretesa di continuare a propugnare la storica, ridicola, teoria della superiorità morale.

Oggi nel Pd chi parla di Berlinguer non parla di Venezia, e viceversa, Napolitano, ovviamente, s’adegua: niente pistolotti. Solo un deputato del Pd, Dario Ginefra – ironia della sorte fidanzato con l’azzurra Laura Ravetto – fa notare come “a trent’anni dalla scomparsa di Enrico Berlinguer la questione morale attraversi l’intera società italiana, ma c’è però chi si limita solo ad evocarlo”. Ce l’avrà mica con i fascisti?

Twitter: @lucamaurelli