Il Papa contro la corruzione in politica e nella Chiesa: «Una tentazione che sfiora tutti»

I danni della corruzione, dei corrotti, «corrotti economici, corrotti politici o corrotti ecclesiastici», li pagano i poveri. «Tutti siamo tentati dalla corruzione», un peccato sempre in agguato. Lo ha detto il Papa nella messa a Santa Marta, commentando il brano biblico di Nabot che non voleva vendere la sua vigna al re Acab. I danni della corruzione, dei corrotti, «corrotti economici, corrotti politici o corrotti ecclesiastici», ha dunque detto papa Bergolgio, li pagano i poveri.E «tutti siamo tentati dalla corruzione», un peccato sempre in agguato, «un peccato a portata di mano, perché quando uno ha autorità si sente potente, si sente quasi Dio». «Sui giornali – ha osservato papa Francesco nella messa a Santa Marta, di cui la Radiovaticana fornisce stralci – noi leggiamo tante volte: ah, è stato portato in tribunale quel politico che si è arricchito magicamente. È stato in tribunale, è stato portato in tribunale quel capo di azienda che magicamente si è arricchito, cioè sfruttando i suoi operai. Si parla troppo di un prelato che si è arricchito troppo e ha lasciato il suo dovere pastorale per curare il suo potere. Così – ha commentato papa Francesco – i corrotti politici, i corrotti degli affari e i corrotti ecclesiastici. Dappertutto ce ne sono. E dobbiamo dire la verità; la corruzione è proprio il peccato a portata di mano, che ha quella persona che ha autorità sugli altri, sia economica, sia politica, sia ecclesiastica. Tutti siamo tentati di corruzione. È un peccato a portata di mano, perché quando uno ha autorità si sente potente, si sente quasi Dio». Non è la prima volta che il pontefice tira in ballo anche la deriva di gerte gerarchie ecclesiali. Le polemiche sull’affarismo, sull’accumulo di ricchezze e sulle scalate di potere, intorno e dentro alla Chiesa, sono una costante della predicazione del papa argentino. Ai primi di maggio, sempre nel corso di una messa a Santa Marta, Bergoglio  aveva dedicato un altro capitolo nella sua battaglia contro i prelati, e non solo, che accumulano denaro e inseguono posizioni di comando.