Riforme, il “caso Mineo” scuote il Pd. Tredici senatori si autosospendono: no all’epurazione

Dopo avere tanto tuonato contro il dispotismo di Grillo e il cesarismo di Berlusconi il Pd dell’era Renzi si comporta allo stesso modo, se non peggio sostituendo Corradino Mineo, senatore ‘dissidente’ ago della bilancia in commissione affari costituzionali del Senato, con il capogruppo Luigi Zanda. È la seconda sostituzione in due giorni, dopo quella del senatore di Per l’Italia Mario Mauro. Tanto per far capire come procede il nuovo corso renziano. La maggioranza ‘blinda’ così i suoi 15 voti in commissione, nell’attesa del ritorno dalla Cina di Matteo Renzi e del suo incontro con Silvio Berlusconi decisivo per capire se un’intesa più larga sulle riforme sarà possibile.

Intanto in Senato il governo dà il via alla sua prova di forza, che passa attraverso i gruppi parlamentari. Via Mineo, firmatario del ddl Chiti e pasdaran della linea del Senato elettivo, cui il governo è nettamente contrario. Si è prima cercato di mediare ma Mineo ha tenuto il punto. “Non sono io il problema – dice – Il governo è in difficoltà: se in commissione ci fosse un mio clone cieco, muto e sordo che votasse qualsiasi cosa gli ordina il capobastone, resterebbe comunque il problema di votare le riforme” con un solo voto di scarto e non con l’ampia maggioranza auspicata da Renzi. Così al suo posto in commissione arriva il capogruppo Luigi Zanda.

Un “errore, un autogol” per Renzi e per il partito, lo definisce a caldo l’ex direttore di Rainews24, che dice di essere stato avvertito della decisione in via informale da un collega. Una decisione “grave”, protesta Stefano Fassina, “un segno di debolezza per chi intende evitare di fare le riforme a colpi di maggioranza. Chiediamo alla presidenza del gruppo Pd del Senato di rivedere la decisione presa”. E la decisione ha riportato a galla i malumori e le critiche appena appena sopite dal risultato ottenuto da Renzi alle europee. Tredici senatori si sono autosospesi dal gruppo del Pd Si tratta, oltre allo stesso Mineo,  di Casson, Chiti, Corsini, Gadda, Dirindin, Gatti, Lo Giudice, Micheloni, Mucchetti, Ricchiuti, Tocci, Turano. A loro nome ha parlato Paolo Corsini: è stata un’epurazione – afferma – e una violazione della nostra Carta costituzionale, in particolare dell’articolo 67 della Costituzione, che vieta il vincolo di mandato per i parlamentari.