Il delitto di Cogne: secondo il perito la Franzoni può tornare a casa, al giudice ora la decisione

«Dopo poco più di dodici anni dal fatto si può sostenere che non vi sia il rischio che si ripeta il figlicidio, come descritto nella sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Torino». È un passaggio dell’integrazione della perizia psichiatrica-criminologica del professor Augusto Balloni su Annamaria Franzoni. «Una tale costellazione di eventi – scrive Balloni, come riportato dall’edizione bolognese di “Repubblica” – oggi non è più riscontrabile». Se ne discuterà nell’udienza sulla richiesta di detenzione domiciliare. Nei giorni scorsi, quando la perizia è stata depositata, era emerso che, secondo l’elaborato di Balloni, la donna condannata a 16 anni per l’omicidio del figlio Samuele possa essere “risocializzata” grazie ad una terapia e ai servizi sociali. La Franzoni, infatti, «correrà rischi di incontrare difficoltà, frustrazioni, contrasti ambientali e altri avvenimenti che potranno incidere sul suo comportamento, che potrebbe caratterizzarsi per condotte devianti». Ma ecco che la psicoterapia interviene «per rimuovere i disturbi esistenti e cambiare i comportamenti» e «neutralizzare i rischi di future condotte devianti e/o antigiuridiche e quindi la pericolosità sociale generica».
Dunque Anna Maria Franzoni può essere “risocializzata” e indirizzata alla rieducazione. L’integrazione della perizia psichiatrica-criminologica del professor Augusto Balloni, chiesta dal Tribunale di Sorveglianza di Bologna, avrebbe approfondito i possibili rischi di recidiva e avrebbe detto che le condizioni di pericolosità sociale possono essere contenute, attraverso un percorso con i servizi sociali oltre che con una terapia di sostegno. Se poi tutto questo potrà avvenire con il ritorno a casa, dove lei andrebbe a vivere con il marito e i due figli, oppure proseguire rimanendo detenuta nel carcere della Dozza, lo deciderà il Tribunale di Sorveglianza. La perizia affidata al criminologo dal collegio dei giudici (presidente Francesco Maisto) nasce infatti dall’istanza di detenzione domiciliare speciale avanzata da Franzoni (assistita dagli avvocati Paola Savio e Lorenzo Imperato) per poter accudire il figlio più piccolo, ora undicenne, nato un anno dopo la morte di Samuele. Per valutare il rischio di recidiva e per avere un quadro aggiornato della personalità della donna il Tribunale aveva disposto la super-perizia, a cui lei si è sottoposta incontrando il professor Balloni diverse volte e il consulente della difesa, Pietro Pietrini. Due mesi fa, non ritenendo sufficientemente esaurienti le 80 pagine prodotte, era stata appunto chiesta un’integrazione. Durante questi due mesi sono proseguiti gli incontri tra la Franzoni e il professor Belloni. La perizia, invece, non avrebbe minimamente affrontato il fatto che la donna continui a proclamarsi innocente per il delitto, perché questo non era tra i quesiti. La Franzoni da mesi ormai è stata ammessa al lavoro esterno, che svolge in una cooperativa sociale legata ad una parrocchia, un laboratorio di sartoria non molto distante dal carcere, dove rientra ogni pomeriggio. Ha trascorso anche alcuni periodi a casa con il marito e i figli, grazie a permessi.