Il Cav tra pizze, babà e predellino. La gente c’è ancora, a mancare è… il centrodestra

Un predellino ai piedi del Vesuvio, con il mare a un passo e il tribunale alle spalle. A Napoli non si è ripetuta la solita sceneggiata degli otto o dieci militanti dei centri sociali che si fanno trovare ovunque per urlare qualche slogan contro Berlusconi e diventare così gli eroi della stampa vicina alla sinistra. Stavolta c’era chi intonava Oje vita, oje vita mia, proprio come in un celebre comizio in piazza del Plebiscito, quando fu issato uno striscione con la scritta Tu sì na cosa grande. Chissà, il Cavaliere avrà avuto l’idea di un ritorno al passato, quando le cose andavano meglio per il centrodestra e soprattutto quando al governo non c’era Renzi erede di altre due stagioni tragiche, quella di Monti e quella di Letta. Ma i tempi sono cambiati, il predellino ora è diverso anche se a spingerlo è stato proprio l’entusiamo della gente, gli applausi, l’incitamento a non mollare. Una scena nuova – per così dire – dopo una campagna elettorale in penombra, un risultato deludente e soprattutto il via-vai ai servizi sociali, con tutti i limiti di entrata e uscita da casa, tanto da sembrare la Cenerentola della politica, corri altrimenti fai tardi e attento a non perdere la scarpetta. Berlusconi è salito sul predellino della sua vettura per ringraziare e salutare la folla. Il tutto mentre  le forze dell’ordine contenevano a fatica cronisti e fotografi che cercavano di avvicinarsi all’ex premier. E non è finita lì. Al ristorante – dove Berlusconi si è recato per pranzare – c’è stato una sorta di secondo tempo: menù proposto dallo chef del ristorante Mattozzi, in piazza Bovio: pizza margherita, mozzarella con pomodorini, acqua minerale e babà napoletano. Commensali i suoi legali Michele Cerabona e Nicolò Ghedini, a cui si sono aggiunti il parlamentare Luigi Cesaro e il presidente della Provincia  di Napoli, Antonio Pentangelo. Al termine, chi lo ha incontrato ha riferito di un Berlusconi rinfrancato, i bagni di folla gli fanno sicuramente bene. Ma al di là del folklore, delle canzoni e delle pizze fumanti, tutto questo dimostra che in fondo c’è ancora un popolo che aspetta. Perché il punto cruciale non è tanto la voglia di Berlusconi – che è sempre stato oggetto di un derby tra chi lo ama e chi lo odia – quanto è invece la voglia di un centrodestra che ritrovi la sua anima e la volontà di scendere in campo. Perché nella vita si può vincere o perdere, ma si deve comunque combattere. E per combattere bisogna avere coraggio. Quel coraggio che negli ultimi tempi sembra venuto meno.