Il Cav parla, le toghe s’infuriano, la sinistra sogna di vederlo a San Vittore. È sempre lo stesso film

Riecco la stessa storia, raccontata con le stesse parole, interpretata dagli stessi protagonisti. Da una parte i puri, sua santità la toga. Dall’altra il demonio vestito da Cavaliere, da rispedire nelle fiamme per espiare i peccati senza però sapere nemmeno in quale girone dell’inferno dantesco. I passaggi sono identici: Berlusconi parla, dicendo quel che ha sempre detto, e cioè che la magistratura «è incontrollata, incontrollabile, irresponsabile e ha l’impunità piena». A distanza di pochi minuti comincia il dibattito sui quotidiani di area (e non solo): «Ora sicuramente i magistrati reagiranno, cosa rischierà l’ex premier?». La risposta è sottintesa, «la galera». Molti, a sinistra, lo sperano, pochi lo dicono. Passa qualche ora e viene fuori la notizia che sì, è proprio così, «le toghe stanno verificando se procedere contro il Cavaliere. Ma va là, che scoop, che sorpresa, nessuno se l’aspettava. E ci risiamo, «sta ai servizi sociali, non deve permettersi di dire quelle cose». Non importa se tutti sanno come quella sulla riforma della giustizia – nonché sulla giustizia giusta – sia una sua battaglia decennale, l’importante è punirlo, mettergli il bavaglio, togliersi la soddisfazione, vendicarsi. Infine le agenzie di stampa battono la notizia semi-ufficiale: la procura di Napoli deciderà eventuali iniziative per le frasi contro la magistratura pronunciate in aula da Berlusconi, al termine della sua testimonianza al processo Lavitola. I magistrati valuteranno l’ipotesi dell’avvio di un procedimento per il reato di oltraggio a magistrato in udienza. Il procuratore Giovanni Colangel, e i pm (Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcock) esamineranno il verbale dell’udienza – la cui trascrizione sarà disponibile a inizio settimana – e prenderanno in considerazione anche l’eventuale trasmissione del verbale al Tribunale di Sorveglianza di Milano, che nel concedere all’ex premier il benefico dell’affidamento in prova ai servizi sociali aveva fissato alcune prescrizioni tra cui quella di evitare dichiarazioni offensive nei confronti dell’ordine giudiziario. Il quadro è completo, la scena si ripete, il giallo è identico a quello precedente. Il finale – che sognano i falchi della sinistra – è vedere Berlusconi in cella. Alcuni nel Pd frenano, «potrebbe essere un autogol», perché poi «sarebbe una vittima e la gente si schiera sempre con chi subisce». E anche questo è un film già visto.