Grassi e con troppi tatuaggi, l’esercito Usa non arruola migliaia di giovani

L’esercito dello Zio Sam ha problemi con le nuove reclute. Se decidessero di arruolarsi, oltre due terzi dei giovani americani non riuscirebbero ad indossare la divisa: né avrebbero i requisiti, per carenze fisiche, scolastiche o per passati problemi con la legge, e persino perché sono coperti di tatuaggi, ora in gran parte non più ammessi tra i soldati. E la cosa rappresenta una sfida per la prossima generazione delle Forze Armate Usa, anche se il Pentagono sta riducendo il numero degli effettivi. Secondo le stime del Dipartimento della Difesa, il 71 per cento dei circa 34 milioni di americani tra i 17 e 24 anni non potrebbero essere arruolati. Allo stesso tempo, solo l’un per cento dei giovani sono «arruolabili e inclini ad avere un colloquio con noi», ha detto al Wall Street Journal il generale Allen Batchelet, a capo del Comando Reclutamento dell’Esercito Usa, secondo il quale «la qualità delle persone che desiderano servire (nelle Forze Armate) sta calando rapidamente». Ogni anno circa 180mila giovani uomini e donne si arruolano nelle Forze Armate Usa e altri 110mila nella riserva della Guardia Nazionale. Tuttavia, molti altri vengono respinti, a causa di obesità, mancanza di diploma delle scuole superiori, condanne per reati, prescrizioni mediche per problemi come carenza di concentrazione o iperattività, o per tatuaggi o altri aspetti estetici simili. Il problema maggiore è l’obesità, ma anche anche il livello culturale, tanto che un quarto di coloro che anche hanno un diploma di scuola media superiore a volte non riescono a superare i test di ammissione. «Non sono sufficientemente qualificati per il servizio militare a qualsiasi livello, non solo per quelli di high-tech», afferma il generale a riposo Allen Youngman. Preoccupati dalla situazione, un gruppo di 90 ex alti ufficiali ha deciso di formare nel 2009 una associazione non profit, Rediness, per cercare e proporre soluzioni e anche per aumentare la consapevolezza, fare attività di lobby e pressioni sulle autorità per aumentare la qualità dell’insegnamento e del cibo nelle scuole, sin dalle primarie. «Stiamo cercando di far vedere ai leader del Paese che si tratta di una questione di sicurezza nazionale, che deve essere tra le priorità», afferma il generale Youngman.