Google sfida le ultime dittature “rosse”: «Date libero accesso al web»…

Dalla Corea del Nord a Cuba, passando per la Birmania. Tutte dittature comuniste, residui del passato. Continua la diplomazia parallela a colpi di Internet di Eric Schmidt, il presidente di Google. Lo scorso week-end si è recato a sorpresa sull’isola di Fidel Castro dove hanno accesso alla rete – e con delle ristrettezze – poco più di due milioni e mezzo di persone su una popolazione di oltre 11 milioni di abitanti. Obiettivo della visita, promuovere l’Internet libero. «Cuba si aprirà ad una economia di mercato e gli Stati Uniti dovranno dimenticare la nostra storia e chiudere con l’embargo. Sembrano compiti difficili per entrambi i Paesi, ma ne varrà la pena», ha scritto Schmidt sul social network dell’azienda californiana. Una critica nei confronti dell’embargo imposto da anni dal governo statunitense, che per altro non aveva visto di buon occhio la sua visita in Corea del Nord a gennaio. In quella occasione il presidente del colosso hi-tech aveva fatto appello a Pyongyang per una moratoria sui test nucleari ma anche per permettere alla popolazione di accedere alla rete e uscire così dall’isolamento internazionale. L’accesso al web è stato anche il tema al centro del viaggio di Schmidt lo scorso marzo in Birmania, un Paese in cui Internet era controllato dalla giunta militare al potere fino a pochi anni fa, e dove ancora le connessioni sono poche e lente. E un richiamo a velocizzare la banda larga, Schmidt non ha mancato di farlo anche nelle sue recenti visite in Italia. A rilanciare la notizia del viaggio di una delegazione di Google nell’isola caraibica – Schmidt era insieme a Jared Cohen, direttore di Google Ideas, e ad altri due manager della compagnia – è stata la blogger dissidente cubana Yoani Sanchez sul suo sito 14ymedio.com. Secondo la Sanchez, hanno incontrato a L’Avana autorità cubane ed esponenti del mondo tecnologico e hanno anche visitato l’Università di Scienze dell’Informazione. Appena lanciata, a fine maggio, la testata digitale di Yoani Sanchez era stata oscurata dalle autorità cubane perché rea di far parte delle «attività sovversive» (ancora dicono così…) organizzate dagli Stati Uniti contro la Rivoluzione. Dopo il blocco iniziale il sito è tornato online. Il governo statunitense, tra l’altro, lo scorso aprile è finito sotto i riflettori per la storia di un social network usato come cavallo di Troia per scatenare la rivolta sull’isola. Secondo la Associated Press, infatti, sarebbero stati gli Stati Uniti a ideare e lanciare nel 2010 ZunZuneo (“colibrì”, nello slang locale), una sorta di Twitter cubano, per aggirare il blocco di Internet e dei social network sull’isola. Il progetto però, oltre a intrattenere e far socializzare i cubani, avrebbe avuto un secondo scopo, molto più importante: scatenare la rivolta a L’Avana contro il regime dei Castro.