Gino Strada chieda scusa e risponda: era Brunetta l’«esteticamente incompatibile» con Venezia?

Non ci sono solo i soldi che sarebbero finiti nelle tasche di qualcuno che conta, non c’è solo il tintinnìo di manette, stavolta scattate dopo le elezioni europee, a urne chiuse e risultati noti – i maligni dicono che con questo ritardo qualche toga giudiziosa abbia evitato di azzoppare la campagna elettorale di Renzi – e non c’è solo il replay dello scontro tra i garantisti che aspettano di vederci chiaro e dei forcaioli che già gridano “in galera, in galera”. Lo scandalo del Mose a Venezia, infatti, è anche una lezione a chi parla troppo e a sproposito. Spesso è meglio tacere che evitare brutte figure. Quando ci fu la sfida a sindaco della città lagunare, la candidatura che infastidiva la corsa dell’uomo del centrosinistra, Orsini, era quella di Renato Brunetta. E allora tutti i volti noti furono chiamati a raccolta per sparare sul nemico. Una fucilazione solenne. E chi sparò la pallottola mortale fu il cuore d’oro Gino Strada, il fondatore di Emergency, l’associazione umanitaria che offre cure mediche e chirurgiche gratuite e di alta qualità alle vittime della guerra e della povertà. Da buon pacifista, Strada disse che Brunetta era «esteticamente incompatibile» con la città di Venezia. Il riferimento era alla sua struttura fisica, troppo basso per gli occhi delicati dell’idolo della sinistra nostrana. Era l’ennesimo insulto all’esponente azzurro, che già era stato etichettato «energumeno tascabile» da D’Alema e «professore di una certa statura accademica» dal gentile Mario Monti. Ma torniamo a Gino Strada. Un giorno da pecora confessò: «Ho votato una volta sola negli ultimi decenni». Quando? E per chi? «Per il sindaco di Venezia. Ho scelto Orsoni perché ho semplicemente pensato che Brunetta fosse esteticamente incompatibile con la città. Secondo me lui non c’entra niente con Venezia». Parole pesantissime, accolte da uno strano silenzio dai benpensanti della sinistra. Alla luce di quanto accaduto, con Orsoni finito in manette, bisognerebbe chiedere a Gino Strada chi era veramente incompatibile con la città di Venezia. Ma siccome nessuno è colpevole fino a sentenza definitiva – e il centrodestra è sempre stato garantista – bisognerebbe limitarsi a chiedere a Gino Strada di chiedere scusa a Brunetta. Meglio tardi che mai. Lo insegna la vicenda del Mose.