Esecuzioni nello stadio come ai tempi di Mao: pugno di ferro della Cina contro la minoranza islamica

Le autorità cinesi hanno annunciato le condanne a pesanti pene detentive di nove persone davanti a circa tremila persone, riunite all’aperto nella instabile regione del Xinjiang. Dal mese scorso in Cina è stata rispolverata l’usanza dell’annuncio pubblico delle sentenze, in vigore ai tempi della Rivoluzione Culturale quando le parole d’ordine erano quelle di “umiliare” e “annientare” il “nemico”.In maggio, 55 condanne, tre delle quali alla pena capitale, sono state annunciate in uno stadio davanti a 7.000 persone con un’iniziativa che ha appunto ricordato agli osservatori le scenografie di regime dei tempi della rivoluzione culturale e delle guardie rosse. I condannati hanno tutti nomi uighuri, l’etnia musulmana di lingua turcofona che vive nello Xinjiang. La vasta regione montuosa e desertica che confina con l’Asia meridionale e centrale, è abitata dagli uighuri, una popolazione turcofona di religione musulmana che dal 2009 è ai ferri corti con la maggioranza dei cinesi di etnia han. Gli uighuri sono circa nove milioni, cioè il 45% della popolazione attuale del Xinjiang, che ha lo status di una Regione Autonoma della Cina. Il resto è composto da minoranze di origine centroasiatica e da immigrati da altre regioni della Cina. Nell’estate del 2009 a Urumqi, capitale regionale, gruppi digiovani uighuri si scontrarono con immigrati cinesi e forze disicurezza. Quasi 200 persone rimasero uccise. Nei mesi seguenti la regione fu completamente isolata dal resto del paese, furono eseguiti centinaia di arresti e comminati migliaia di anni di prigione e un numero imprecisato di condanne a morte. Da allora la situazione non è migliorata. Almeno 13 condanne alla pena capitale sono state eseguite invece, in giugno, secondo notizie apparse sulla stampa cinese. Gruppi di estremisti uighuri hanno attaccato civili cinesi in posti lontani come Kunming, nella provincia dello Yunnan e anche a Pechino. A Kunming 29 persone sono state uccise in marzo in un attacco di un commando di uighuri contro civili cinesi mentre nella capitale lo scorso ottobre cinque persone sono rimaste uccise in un attentato analogo avvenuto nel cuore simbolico del Paese, su piazza Tiananmen. Da qui la scelta del regime cinese di tornare ai metodi dei tempi delle guardie rosse.