Effetto “svuotacarceri”: arrestato e rimesso in libertà due volte in 36 ore

Quando la terapia non cura ma aggrava, incistando il problema e aggravandone i sintomi. Potrebbero riassumersi in questa semplice metafora gli effetti neanche tanto collaterali della legge “svuotacarceri”, in virtù della quale un immigrato di vent’anni appena compiuti, che ha già al suo attivo altri nove arresti per stupefacenti, arrestato per spaccio di cocaina, dato il provvedimento normativo, è stato scarcerato due volte nel giro di 36 ore. È lui, per la Procura, il simbolo dei problemi provocati dalla riforma. «Una riforma – sottolineano i magistrati – che era doverosa e necessaria. Ma che rende difficilissimo combattere il piccolo spaccio di strada. E il fenomeno, socialmente, può avere reazioni devastanti».

In base alla nuova normativa, che ha previsto per lo spaccio di droghe leggere e pesanti la reclusione da 6 mesi a 4 anni, l’arresto in flagranza dei pusher è possibile, mentre non è più prevista la custodia cautelare in carcere: il giudice, dunque, può disporre al massimo gli arresti domiciliari o l’obbligo di firma. E allora, venendo al caso in oggetto, il giovane immigrato era stato fermato dalla polizia il 7 giugno perché trovato in possesso di 44 dosi di cocaina. Nonostante il parere della Procura, secondo cui il quantitativo di droga sequestrato al ragazzo fermato non era di «lieve entità», il Tribunale dispose l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Tornato a piede libero la sera del 10 giugno, il ragazzo è stato però arrestato 36 ore dopo: questa volta aveva 9 ovuli di cocaina, pari a meno di 4 grammi lordi, e in questo caso il fatto che si trattasse di «lieve entità» non è stato messo in discussione. Il giovane, così, è tornato ancora una volta in libertà, con il solo obbligo di firma. Che per una persona il cui primo arresto risale al 2009. Che prima di compiere i 18 anni era entrato e uscito dal carcere altre otto volte. Che a suo carico ha anche una condanna per spaccio diventata definitiva nel 2011 ma che, con la stessa sentenza, applicando un principio previsto per i minorenni, ha avuto in concessione il perdono giudiziale, forse è un po’ pochino…