È l’Europa che deve chiederci scusa. A cominciare dal “golpe bianco” e dai Marò

Per far capire alla Merkel e agli “oscuri potenti” d’Europa che con l’Italia non si scherza più non basta la retorica, non bastano gli annunci e non basta la faccia d’angelo di Matteo Renzi, con i suoi discorsi pieni di enfasi e buoni propositi. Perché degli annunci e dei buoni propositi sia la Cancelliera sia gli “oscuri potenti” se ne fanno un baffo. Ormai si sono abituati a considerarci sudditi obbedienti, pronti a inginocchiarci davanti ai nuovi sultani d’occidente, perché questa è l’idea che abbiamo dato prima con Monti, poi con Letta e ora con Renzi. Occorre mostrare finalmente orgoglio e battere i pugni sul tavolo pretendendo innanzitutto di capire che cos’è successo nel 2011, quando ci furono gli attacchi dei banchieri, le fucilate dello spread e soprattutto quel “golpe” di cui si hanno conferme persino dai vertici massimi degli Stati Uniti. Non lo si deve pretendere perché all’epoca c’era il governo Berlusconi, non è un braccio di ferro tra chi è a favore e chi è contro il Cavaliere. Lo si deve pretendere perché è un problema sovranità, perché un Paese a cui viene sottratta la sovranità è un Paese suddito. Se fosse successo al governo Letta o a qualsiasi altro governo, avremmo dovuto pretenderlo in egual modo, è infantile sottrarsi perché a Palazzo Chigi c’era un premier cattivo al posto di uno buono, un premier biondo al posto di uno castano scuro. Compito di Renzi è in primis restituire all’Italia il prestigio perduto. Compito di tutta la politica è aprire una stagione nuova di zecca. Ma per farlo bisogna eliminare ombre e sospetti. E non solo. Bisogna battere i pugni per costringere l’Europa a trovare una soluzione alla vicenda dei nostri Marò. Perché ci fa perdere credibilità anche questo: l’essere incapaci di difendere e riportare in patria due nostri militari. È così che si riconquista la dignità. Non con gli annunci e i buoni propositi.