Doccia fredda dell’Istat: disoccupazione ai massimi livelli storici, fra i giovani al 46,5%, nel Sud al 66%

La disoccupazione, soprattutto giovanile, continua a salire. Siamo ormai ai massimi storici. Lo rileva l’Istat. Il tasso di disoccupazione dei giovani tra i 15 e i 24 anni, nel primo trimestre del 2014, ha raggiunto il 46,5%. E’ il valore più alto toccato dal 1977. Se poi si guardano i dati destagionalizzati e più aggiornati, forniti sempre dall’Istituto nazionale di statistica, il tasso di disoccupazione dei giovani under 25 ad aprile è al 43,3%. Anche in questo caso siamo a livelli mai registrati in passato. Sono 113 mila in più (+4,8%) rispetto allo scorso anno i ragazzi tra i 15 e i 29 anni che non lavorano e non studiano: sono i Neet (Not in Education, Employment or Training), ossia  giovani disoccupati o inattivi. Sono ormai 2 milioni e 442 mila. Si tratta di dati allarmanti in valore assoluto. Ma che sono ancor più pesanti se paragonati con il trend europeo. Secondo Eurostat, ad aprile dello scorso anno la disoccupazione nell’Eurozona ha registrato una lieve flessione: dal 12% del 2013 all’11,7% di quest’anno. A livello Ue la quota dei senza lavoro è passata dal 10,5% di marzo al 10,4% di aprile. Nella media dei 18 Paesi dell’Eurozona e dei 28 Ue anche la disoccupazione giovanile ha registrato un leggero calo passando rispettivamente da un mese all’altro dal 23,6 al 23,5% e dal 22,6 al 22,5%.
Per l’Italia si conferma il divario Nord/Sud. Anzi, si accentua. Nel Mezzogiorno il tasso di disoccupazione si attesta nel primo trimestre a quota 21,7%. Fra i giovani tra 15 e 24 anni sale al 60,09%. In cifra netta, nel Sud Italia sono 347 mila i ragazzi in cerca di lavoro, pari al 14,5% della popolazione giovanile. Se si osservano  le statistiche relative al numero dei dipendenti con contratto a tempo determinato si registra un ulteriore calo : un -3,1% nel primo trimestre equivalente ad una perdita secca di ulteriori 66 mila unità. Secondo l’Istat siamo a 2 milioni e 96 mila lavoratori, 66 mila in meno. Meno 5,5% anche per i collaboratori (368 mila, 21 mila in meno). E’ quest’ultimo il bacino dei lavoratori atipici o precari. Un bacino che, grazie alla riforma Fornero del mercato del lavoro, ha toccato quota 2.464 mila, 88 mila in meno su base annua. Paghiamo, insomma, lo scotto di riforme rabberciate e dannose. Mentre gli effetti dei nuovi provvedimenti, tra quelli (pochi) fatti e quelli (molti) annunciati, non si vedono.