Cosa resta di Vallanzasca? Il “bel René” scoperto a rubare mutande in un supermercato…

Non poteva concludersi peggio la parabola discendente di Renato Vallanzasca. Con buona pace del mito gangster del “bel René”, della banda della Comasina, del killer spietato dagli occhi di ghiaccio e dall’aria beffarda. Renato Vallanzasca è stato arrestato a Milano dai carabinieri per aver rubato delle mutande. Peggio ancora: sorpreso a trafugare merci di scarso valore in un supermercato. Secondo quanto emerso, avrebbe pagato correttamente degli alimentari nascondendo in una sua borsa due paia di boxer che aveva tolto dalla confezione, un paio di cesoie e del concime per piante, per un valore di nemmeno settanta euro. Scoperto da un addetto anti-taccheggio mentre si allontanava dopo avere sottratto diversi prodotti, Vallanzasca è stato arrestato per furto aggravato e sarà giudicato con rito direttissimo. Con buona pace del mito gangster del famigerato Vallanzasca, protagonista indiscusso della criminalità degli anni ’70 e ’80. Trentanove anni di galera alle spalle, quattro ergastoli e sei omicidi – per cinque dei quali si è anche ammesso colpevole – e un numero più che elevato di rapine e sequestri sulla coscienza. E allora, cosa resta di quel ragazzo difficile cresciuto tra Lambrate e Giambellino, lucido, freddo, inafferrabile? Di quel detenuto capace di sobillare rivolte in carcere e di tentare più volte l’evasione? Solo quegli occhi azzurri appesantiti da rughe profonde e da uno sguardo spento, al centro delle cronache per il suo pubblico ravvedimento, avvenuto ormai da anni, e ammesso al beneficio del lavoro esterno malgrado sconti la pena nella casa di reclusione di Bollate. Un criminale in disarmo che come un qualunque adolescente ruba cosette da poco all’Esselunga, beccato a rompere delle confezioni di boxer nella corsia dell’intimo.

Sono scarni i particolari dell’accaduto che emergono: la società e i carabinieri mantengono il massimo riserbo per evitare qualunque forma di spettacolarizzazione della vicenda. Ma tra quanto trapelato fin qui, l’indiscrezione secondo cui, con il suo proverbiale ghigno beffardo, una volta giunto alle casse Vallanzasca si sarebbe rifiutato di dare seguito alla richiesta dell’addetto alla sorveglianza di tirare fuori anche altra merce da pagare e occultata a dovere. Di più: il “bel René” avrebbe risposto in modo altezzoso con un secco «E allora?», negando con calma e freddezza la possibilità di mostrare quanto contenuto nella sua borsa. Di lì a poco il responsabile del punto vendita ha chiamato le forze dell’ordine che hanno proceduto alla perquisizione. Quindi, invitato dai carabinieri ad accomodarsi nella “gazzella”, senza proferire parola sarebbe salito sulla vettura, pronto a passare la notte nelle camere di sicurezza dei carabinieri, in caserma, da dove in mattinata è stato poi condotto a Palazzo di Giustizia per essere processato col rito direttissimo. Chissà, allora, se Michele Placido, autore del film sull’epopea del bandito, avrebbe inserito questo triste episodio “micro-criminale” nella sceneggiatura…