Capezzone: Merkel ambigua, nel Patto di austerità restano fermi i paletti del 3% e del Fiscal compact

Per risolvere i problemi dell’Unione Europea «il Patto di stabilità e crescita è un presupposto straordinario: stabilisce un chiaro indirizzo e limiti da una parte, e un ampia serie di strumenti di flessibilità dall’altra. Dobbiamo usarli entrambi, esattamente come abbiamo fatto in passato». Lo ha detto la cancelliera Merkel intervenendo al Bundestag, il parlamento tedesco, nel dibattito sul bilancio pubblico. «La Germania resta l’ancora di stabilità e il motore di crescita per l’intera eurozona – ha continuato – La lotta alla disoccupazione è il problema più urgente in Europa». Quanto poi alla nomine ai vertici dell’Unione Europea, «non è un dramma» – ha sottolineato – se il prossimo presidente della Commissione europea sarà eletto solo «con una maggioranza qualificata. È una possibilità che sta scritta nei trattati. Il governo tedesco sostiene Jean-Claude Juncker come prossimo presidente della Commissione europea. Tutte le consultazioni (sul nome del prossimo presidente della Commissione, ndr) sono state condotte con uno spirito europeo, prendendo sul serio tutte le considerazioni degli Stati membri. E nello stesso spirito proseguirò le consultazioni nei prossimi due giorni» durante il vertice europeo di Bruxelles, ha aggiunto la cancelliera.
In merito al Patto di stabilità, alla Merkel ha replicato Daniele Capezzone, di Forza Italia, presidente della commissione Finanze della Camera: «La signora Merkel, al Bundestag, ha astutamente citato sia i limiti (cioè i vincoli) sia i margini di flessibilità (assai scarsi) contenuti nelle regole esistenti del Patto di stabilità. La sintesi è quella che alcuni di noi avevano già colto l’altro giorno, smentendo chi, in Italia, aveva ingenuamente esultato per le dichiarazioni del portavoce della cancelliera. Le regole di austerità – ha osservato Capezzone – restano. Poi, al massimo, si può ammettere qualche “aiutino”, qualche “zero virgola” in più, concesso sugli investimenti a questo o a quel Paese. Ma questo scenario è assolutamente negativo per l’Italia. Se restano fermi i paletti del 3% e del Fiscal compact, siamo destinati a un lungo periodo di stagnazione. E serviranno a poco piccole deroghe o piccole proroghe. A meno che – ha concluso – qualcuno non sia così ingenuo da credere nel “buon cuore” (tedesco o di altri) verso l’Italia».