Bosnia, il lussuoso bunker di Tito diventa monumento nazionale

Il più grande bunker segreto di Tito, il dittatore comunista jugoslavo scomparso nel 1980, una vera e propria città sotterranea nei pressi di Konjic, 50 chilometri a sud della capitale bosniaca Sarajevo, è stato inserito nella lista dei monumenti nazionali della Bosnia. Si tratta, ha detto in una conferenza stampa la presidente della commissione governativa che se ne occupa Ljiljana Sevo, di un particolare e molto ben conservato esempio di architettura militare del periodo dell’ex Jugoslavia. Costruito nell’arco di 26 anni dall’Esercito federale jugoslavo (Jna), fra il 1953 e il 1979, per il costo astronomico di 4,6 miliardi di dollari, il bunker – 6.500 metri quadrati a una profondità di 280 metri – era stato pensato per ospitare, in caso di conflitto armato, l’ex leader jugoslavo Josif Broz Tito, i comandi militari e il governo. Il rifugio, nel quale potrebbero vivere normalmente 350 persone per sei mesi, è dotato di un sofisticato sistema di ventilazione, di vie di comunicazione e di grandi scorte di acqua potabile, cibo e carburante. Tutte le apparecchiature ci sono ancora oggi. All’inizio della guerra in Bosnia (1992-95) il grosso delle truppe dell’esercito federale, controllato da Belgrado, si ritirò dalla città di Konjic la cui popolazione era a maggioranza croato-musulmana. Il generale della Jna Milutin Kukanjac ordinò ai soldati rimasti di guardia di distruggere il rifugio perché non cadesse nelle mani dei non serbi, ma gli ufficiali si rifiutarono. Dal 2011 il bunker ospita mostre e la biennale di arte contemporanea. Come è noto, sia il dittatore jugoslavo sia ancor di più il despota albanese Enver Hoxha, ebbero una vera mania per i bunker, sotterranei o fuori terra. Avevano entrambi l’ossessione dell’invasione straniera, e ancora oggi in Albania è possibile vedere un po’ ovunque, ma soprattutto sulle coste, bunker di ogni tipo e dimensione.