Bombe sull’Iraq, accuse agli Usa che smentiscono. Poi la conferma, il raid era siriano. Colpiti i qaedisti

Bombe sull’Iraq, e in particolare sulle armate qaediste che stanno mettendo a ferro e fuoco il Paese. Ma non si sa chi le ha lanciate. Bombardamenti aerei contro postazioni di miliziani qaedisti al confine siro-iracheno sono stati infatti confermati da testimoni oculari siriani, interpellati via Skype dall’Ansa e presenti nella cittadina sud-orientale di Albukamal, ad appena dieci chilometri dal valico frontaliero di al Qaim. Le fonti non hanno potuto però precisare la provenienza e la natura dei velivoli autori dei raid. Da parte sua il dipartimento della Difesa Usa ha smentito in tempo reale che droni Usa abbiano bombardato obiettivi dell’Isis in Iraq al confine con la Siria: «Le voci oggi sui media che droni Usa hanno colpito obiettivi dell’Isis in Iraq non sono vere», ha affermato in un tweet il portavoce del Pentagono, ammiraglio John Kirby. Aerei del regime siriano e non droni americani avrebbero compiuto raid contro postazioni di miliziani qaedisti a ridosso del confine siro-iracheno: lo afferma la tv panaraba al Arabiya, che cita fonti tribali della zona frontaliera irachena di al Qaim. In precedenza infatti si era sparsa la notizia che droni americani avevano bombardato alcuni obiettivi dei ribelli jihadisti al confine tra Iraq e Siria. Lo aveva riportato l’agenzia Bloomberg citando la tv irachena al Iraqiya. La al Iraqiya aveva inoltre affermato che gli obiettivi bombardati dagli aerei americani senza pilota si trovavano nei pressi del valico frontaliero siro-iracheno di al Qaim, nella regione occidentale di al Anbar e al confine con quella siriana di Dayr az Zor.

Per quanto riguarda la situazione sul terreno, ci sono stati oltre mille morti in 17 giorni e 1,2 milioni di sfollati dal mese di gennaio 2014: questi sono i dati allarmanti diffusi dalle Nazioni Unite sulla crisi in Iraq. Secondo quanto riportato dalla missione Onu nel Paese (Unami), e dall’Alto Commissariato Onu per i diritti umani, almeno 1.075 persone sono state uccise e 1.189 sono rimaste ferite dall’inizio di giugno. «Almeno 757 civili sono stati uccisi e 599 feriti nelle province di Ninive, Diyala e Salaheddine tra il 5 e il 22 giugno, mentre almeno altre 318 hanno trovato la morte e 590 sono state ferite, sempre nello stesso periodo, a Baghdad e nelle regioni del sud», ha precisato Rupert Colville, portavoce dell’Alto Commissariato. A maggio, sempre secondo fonti delle Nazioni Unite, erano state uccise oltre 900 persone. «Questa cifra – ha aggiunto Colville – comprende una serie di esecuzioni sommarie ed esecuzioni extragiudiziali di civili, poliziotti e soldati. E continuano anche i rapimenti nelle province del nord del Paese e a Baghdad». L’Onu ha riportato che tra i sequestrati ci sono anche un certo numero di stranieri. L’Isis – hanno affermato le Nazioni Unite – ha trasmesso decine di video che mostrano trattamenti crudeli, decapitazioni e fucilazioni di soldati non combattenti, agenti di polizia e persone apparentemente prese di mira a causa della loro religione o etnia. Nel frattempo, sono state segnalate almeno due esecuzioni sommarie di massa di prigionieri da parte dell’esercito iracheno: i numeri devono ancora essere verificati ma una delle due esecuzioni, presso la stazione di polizia di al Qalaa a Tal Afar, avrebbe comportato l’uccisione di 31 detenuti. E secondo la missione Onu in Iraq (Unami), dal mese di gennaio 2014, ci sono stati oltre 1,2 milioni di sfollati. I dati, aggiornati al mese di giugno, mostrano come circa 700 mila persone hanno abbandonato le loro case di fronte al dilagare della violenza nel centro dell’Iraq, e 500 mila nel nord del Paese.