Autorità anticorruzione, basterà l’arrivo di un Capitan Italia?

Quello del dottor Cantone sarà sicuramente il nome più gettonato dei prossimi giorni. Forse delle prossime settimane. Sarà lui, che già raccoglie cinguettii e follower a decine, lui,  il magistrato integerrimo e perennemente ipone dotato, lui, per l’appunto molto charmant, con quel sorriso per tutte le telecamere e quel sospiro per tutti i microfoni, sarà proprio lui, dicevamo, a vegliare sulle nostre misere finanze. Le disastrate finanze della Nazione. Quelle azzannate dal sistema dei partiti, dai comitati di affari, dai guardiani infedeli, dalla magistratura collusa, dalle cupole di interessi o dai tanti furbetti dei vari quartierini. Soldi tanti soldi, sempre soldi, già sprecati e distratti e che da oggi avranno il loro bravo, incorruttibile gendarme. Il tutore. Un super Eroe. Una sorta di Capitan Italia senza macchia e senza paura. Lui, appunto. Lui che vestirà i panni dell’intoccabile insieme alla sua squadra. Con poteri assoluti. Certi. Appena sfornati dal Consiglio dei ministri.  Perchè proprio il Supremo Matteo l’ha voluto e cercato. E adesso gli ha fornito strumenti e personale. Con un unico imperativo. Categorico. Debellare la corruzione. Raderla al suolo. Aggredire e assicurare alla giustizia gruppi e gruppuscoli di sanguisughe che nutrono se stessi col prodotto interno lordo della collettività. Che prosperano alle spalle del popolo anche in un periodo di crisi. Progetto ambizioso assai. Mutare l’odierno inferno della mazzetta nel futuro paradiso della virtù e del dovere. Progetto su cui ovviamente lo stil novo fiorentino punta per qualificarsi. Dopo la sbornia elettorale europea e nel bel mezzo dei trappoloni interni che i vari Mineo, Chiti e compagnia bella stanno disseminando. Progetto che però, tra un Expo e un Mose, rischia di rivelarsi evanescente. Effimero.Chissà se il dottor Cantone, ha mai pensato al suo  cognome senza la enne. Chissà se s’è accorto di quanto suonerebbe evocativo. Il censore. Il più noto. Quello della Cartago delenda est. O, il pronipote, Catone anch’esso, che preferì suicidarsi piuttosto che cadere nelle mani di Cesare. Noi, tra il serio e il faceto, ma con levità e senza malanimo, gli auguriamo di riuscire. Di essere sereno e inflessibile. E anche d’acciaio, se serve. E magari di sbattere la porta e andarsene via. Ma non di farsi imbalsamare. Non di rinchiudersi. O, men che meno, lasciarsi invischiare nella panna montata dei ricevimenti mondani o degli incontri pseudo culturali. Perchè se proprio non potrà perderla, la enne, è bene che nessuno pensi di poterla sostituire con la erre. E da Catone diventare l’ennesimo scatolone.