Andrea Romizi, l’azzurro che ha espugnato Perugia, ultimo caposaldo rosso

Avvocato, trentacinque anni, già consigliere comunale di opposizione. È l’identikit di Andrea Romizi, che da domenica notte è in assoluto il primo sindaco di Perugia del centrodestra. Con il 58,2% Romizi, sostenuto fin dal primo turno da FI, Ncd e FdI, più alcune civiche, ha battuto l’uscente Wladimiro Boccali, che si è fermato al 41,98%, nonostante il sostegno di Pd, Rifondazione Comunista, Sel, socialisti, Italia dei Valori (nella versione lista civica di “Perugia dei valori”) e una lista civica. Al voto di due settimane fa Romizi aveva ottenuto appena il 26,31% dei voti, a fronte del 46,55% di Boccali. «Sento sulle spalle tutta la responsabilità di tenere fede alle aspettative di chi mi ha scelto per dare una svolta a Perugia. La prima cosa che farò da sindaco? Verificare i bilanci dell’ente», ha detto Romizi, che nonostante l’età ha alle spalle una buona esperienza politica e amministrativa: è in Forza Italia dal 1999 e in Consiglio comunale dal 2004. «È il Renzi di Perugia», ha detto Diego Dramane Wague, candidato a sindaco della lista Idee per Perugia, che per il secondo turno ha siglato l’apparentamento. Sulla bacheca Facebook di Romizi è un profluvio di congratulazioni, incoraggiamenti, complimenti. Qualcuno ha anche postato il video di It’s a beautiful day dei Queen. «Ora occorre ridare dignità alla città», ha detto ancora il nuovo primo cittadino, che in mattinata, prima di andare in Comune per gli adempimenti di rito, ha fatto una sosta in cattedrale. Ha spiegato, invece, di avere intenzione di «riposare un po’» Boccali, il quale di fatto si è caricato integralmente il peso della sconfitta. «Le elezioni – ha scritto l’ex sindaco sul suo profilo Fb – si sono trasformate in un referendum sul sottoscritto, a prescindere dai risultati concreti ottenuti in questi anni, dal progetto per la Perugia dei prossimi anni. L’astensionismo degli elettori del centrosinistra ha determinato questo nostro risultato non confermandoci il consenso dato al primo turno. Evidentemente – ha concluso – non ho saputo trasmettere un messaggio di innovazione e non ho saputo far capire i nostri contenuti programmatici».