Anche Prandelli (invece di pensare a vincere per tutti gli italiani) è salito subito sul carro “renziano”…

In un’intervista a Vanity Fair alla vigilia della partenza per il Brasile lo ha detto chiaro e tondo. Alla domanda: «Lei tifa per Matteo Renzi, vero?» Il ct azzurro Cesare Prandelli non ha avuto alcuna esitazione: «Sì, e anche Novella (la compagna di Prandelli n.d.r.)  L’ho detto in tempi non sospetti. Ho visto la sua sensibilità all’opera a Firenze. Prima che un politico, è una brava persona. Ora che è premier ne sono ancora più convinto». Come ha scritto anche l’Espresso: «Il fondatore ideale del circolo “Matteo Renzi” di Coverciano è proprio il commissario tecnico dell’Italia. Prandelli non teme accuse di opportunismo rispetto al premier trionfatore alle Europee ed è difficile dire se sia più lui renziano di quanto l’altro sia prandelliano». Tutti ricordano quando Renzi e Prandelli hanno posato insieme, mangiando una banana, per la campagna contro il razzismo negli stadi. Uno fa la sponda sull’altro, in un momento in cui entrambi sono ai vertici della popolarità. Il settimanale di De Benedetti è andato addirittura oltre, ripescando le statistiche e la cabala, riaddattandole a modo proprio. Dei quattro titoli mondiali, i primi due, vinti nel 1934 e nel 1938 (in pieno Ventennio) non li ha neanche computati perché altrimenti la verità teorizzata dell’Espresso salta: «Che la sinistra porti bene agli azzurri è scritto nella storia. Il presidente resistente Sandro Pertini è stato il nume tutelare dell’Italia di Enzo Bearzot, altro socialista, nella vittoria mondiale dell’82. Romano Prodi era a palazzo Chigi nel 2006 quando Marcello Lippi, approdato alla sinistra milionaria ma orgoglioso delle sue origini proletarie, sedeva sulla panchina dell’Italia quadricampione». Insomma, una vittoria di Prandelli sarebbe anche una vittoria del premier. Con una inquietante coincidenza: per una volta gridare Forza Italia o Forza Renzi sarebbe la stessa cosa.