Alta tensione in Forza Italia: «Vanno cambiati spartiti e musica», «sì, ma evitiamo nuove risse»

Realismo, calma e più umiltà: con l’hastag #conipiediperterra il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri invita a placare i personalismi e le fughe in avanti in casa Forza Italia nell’ansia – comune  tutti – di riorganizzare il centrodestra: «A chi alimenta lo scontro all’interno dico di restare #conipiediperterra, invitando tutti a rilanciare questo hashtag per pensare a costuire il futuro senza risse ma con realismo e partendo dai contenuti». Senza lasciarsi prendere da frenesie, occorre partire dai dati di fatto, «prendendo atto che i numeri dicono che FI è il motore di una futura coalizione di centrodestra e che chi ha cercato vanamente di “deberlusconizzare” l’area alternativa alla sinistra ha sempre fallito», argomenta Gasparri. «Più umiltà da parte di tutti, confronto trasparente e franco, ma anche meno personalismi. C’è tempo per fare tutto, con metodo e senso politico, valorizzando tutta la classe dirigente attuale e riflettendo anche sul prossimo sfidante di Renzi». Insomma, «basta darsi tutti una calmata», afferma con molta franchezza il vicepresidente del Senato.

Il dbattito interno è aperto e franco. Con altrettanta chiarezza legge la situazione in casa Forza Italia  Maristella Gelmini: «Gli elettori che ci hanno votato, ma soprattutto quelli rimasti a casa, ci hanno dato un segnale inequivocabile: cambiate spartito e musica», ammette senza autoassoluzioni. «Ma se tutti concordiamo su questa analisi del voto, come si può pensare di trovare le risposte giuste coltivando il seme della divisione? Chi milita in Forza Italia e riveste ruoli pubblici deve portare il proprio contributo sempre nel segno della responsabilità. Come il presidente Berlusconi e tanti amici, anch’io credo che per Forza Italia si renda necessaria una riflessione serena e approfondita», scrive su facebook la vice capogruppo di FI. Nessuno si nasconde dietro a un dito, lo stesso «presidente Berlusconi – prosegue – è stato il primo a chiederla a tutti noi: riflettere sulle ragioni di un voto non positivo e soprattutto riflettere su quei milioni di astensionisti che non sono andati alle urne per votare un partito diverso dal nostro. A loro dobbiamo dare risposte positive. Per loro e per quanti fra qualche tempo vivranno la cocente delusione del renzismo dobbiamo allestire un partito rinnovato nelle idee e nei programmi. Se riduciamo tutto a una questione di organigrammi e di quote e fette di potere, allora daremo ragione a quanti il 25 maggio sono rimasti a casa».

«Raffaele Fitto ha ottenuto un risultato straordinario, di cui tutti gli siamo grati, ma credere che senza Berlusconi e senza Forza Italia sarebbe stato lo stesso è un errore politico madornale», entra nel vivo del dibattito interno Gianfranco Miccichè, che ammette che «certamente Fitto  pone un tema-partito meritevole di attenzione ma lo fa nel modo sbagliato. Forza Italia ha mostrato delle pecche, io stesso ne ho registrate diverse nella mia Sicilia, e su quelle dobbiamo ragionare; tuttavia guai a valutare un risultato elettorale personale prescindendo dall’elemento Forza Italia e soprattutto guai a pensare di poter fare a meno di Berlusconi». Sui temi sollevati dall’ex ministro, il più votato il 25 aprile, chiarisce il senatore Piero Liuzzi: «Fitto non sta giocando una partita a ping pong, ma spronando alla carica Forza Italia, persegue lo scopo di mettere tutti, da Berlusconi ai parlamentari e fino ai semplici militanti, davanti alle proprie responsabilità». Ed è coerente – prosegue il senatore- con quanto va proferendo da mesi circa la necessità di ridare voce ai territori e alla base del movimento azzurro al fine di selezionare la classe dirigente di FI mediante un ampio coinvolgimento e la partecipazione degli aderenti. Le primarie, pertanto, sono uno strumento per raggiungere tali scopi ma a questo punto occorre che il presidente Berlusconi, di cui nessuno mette in dubbio ruolo aggregante e carisma, consideri la presa di posizione di Fitto funzionale alla rigenerazione del centrodestra in grado di erigere una diga allo straripamento del governo Renzi e per salvaguardare la democrazia».