Alitalia, via libera all’accordo con Etihad. Restano gli scogli: debito ed esuberi

Via libera al matrimonio con Etihad. Il Consiglio di amministrazione di Alitalia ha dato l’ok al piano della compagnia di bandiera araba: «Abbiamo approvato il progetto con Etihad, il Consiglio si è espresso assolutamente a favore della proposta che abbiamo ricevuto – ha detto l’amministratore delegato di Alitalia Gabriele Del Torchio – Il Cda ha approvato la proposta di partnership dando mandato al presidente e all’amministratore delegato di negoziare il relativo contratto». Approvato anche il bilancio dell’esercizio 2013, bocche cucite sulle cifre: nella nota diffusa si legge soltanto che sono stati deliberati accantonamenti e svalutazioni per 233 milioni di euro, «in preparazione delle future strategie». Il bilancio sarà sottoposto all’assemblea dei soci del 29 giugno ma restano dei nodi da sciogliere tra i quali il debito e gli esuberi, due ostacoli non indifferenti: sul debito di Alitalia è in corso la negoziazione con le banche mentre sugli esuberi il braccio di ferro con i sindacati è appena iniziato, anche se i leader sindacali per ora si mostrano tranquilli.

Etihad chiede la rinegoziazione di 565 milioni di debito (su un totale di circa un miliardo). L’ipotesi su cui ci si sta concentrando è la cancellazione di un terzo e la conversione in azioni (con un convertendo a 2-3 anni) dei restanti due terzi. Le banche creditrici di Alitalia (Intesa, Unicredit, Mps e Popolare di Sondrio) non hanno ancora raggiunto una posizione condivisa. Sul fronte del personale nel Piano sono indicati 2.251 esuberi, di cui 1.084 del personale di terra e 380 del personale navigante (di cui 258 assistenti di volo e 122 piloti), e in cui sono contati anche i 787 lavoratori già in Cassa integrazione. Non solo, Etihad ha chiesto il superamento del decreto Bersani per Linate (che limita gli slot), di eliminare i vantaggi competitivi per le low cost e migliori collegamenti ferroviari con l’aeroporto di Fiumicino. «Stiamo preparandoci a affrontare il problema di ridurre al minimo gli inconvenienti che verranno da questa condizione di vantaggio grossissima che sarà possibile dall’avere un’azienda così grande e capace di rilanciarsi fino a tre o quattro volte in più», ha commentato un mite Raffaele Bonanno, parlando con i giornalisti a margine della Festa nazionale del sindacato a Firenze.