A dispetto dei catastrofisti, una classe dirigente di destra esiste. E sa ancora vincere

Nonostante tutto c’è ancora una destra di governo diffusa sul territorio. A leggere i risultati delle elezioni comunali che si sono concluse con i ballottaggi di domenica scorsa  si nota che dopo la diaspora vissuta da Alleanza Nazionale la sua classe dirigente continua ad avere performance brillanti, a prescindere dal partito in cui è collocata e soprattutto grazie al radicamento territoriale e al civismo con cui è scesa in campo.

Bastano quattro esempi per capire di che cosa stiamo parlando. Il “modello Ascoli”, dove l’ex missino e aennino Guido Castelli ha vinto al primo turno, il caso Potenza, dove il candidato di Fratelli d’Italia Dario De Luca è diventato sindaco contro ogni previsione, Padova che torna al centrodestra con un sindaco leghista che vince solo grazie all’ex senatore di An Maurizio Saia e infine il successo di Nicola Cristaldi a Mazara del Vallo.

Sembra quasi che esista una classe dirigente che resiste a tutto e riesce ad avere il consenso elettorale anche se gli viene meno il partito, anche se la coalizione traballa, anche se non ha più strutture e risorse. Una classe dirigente diffusa e profonda, presente capillarmente sul territorio, che forse andrebbe rimessa in rete dalla Fondazione Alleanza Nazionale per ragionare sul futuro della destra nell’ambito della ricostruzione del centrodestra.

Ma vediamo quali sono le particolarità di questi quattro successi targati An. Ad Ascoli Piceno Guido Castelli ha vinto al primo turno sbaragliando l’avversario e raggiungendo quasi quota 60%. Il successo è stato garantito dal buongoverno della sua amministrazione uscente, ma anche dalla formula con cui è sceso in campo. Ha unito il centrodestra con le liste di Forza Italia, Nuovo centrodestra-Udc e Fratelli d’Italia ed ha affiancato a queste un plotone di liste civiche che hanno mobilitato la società civile portando molti voti ed un successo superiore alle aspettative. Identità politica, civismo e territorio che uniti hanno prodotto un risultato eccezionale.

A Potenza il centrosinistra ha avuto un ottimo risultato al primo turno, senza però riuscire a superare l’asticella della maggioranza assoluta. Con il centrodestra drammaticamente diviso è andato al ballottaggio il candidato di Fratelli d’Italia De Luca, uomo rispettato di società civile, affiancato da due liste civiche. E così il mix di politica nuova di Fdi, società civile rappresentata dal candidato e civismo delle due liste fiancheggiatrici ha fatto il miracolo al ballottaggio.

A Padova il leghista Bitonci ha scalzato l’uscente del Pd solo grazie all’apparentamento con Saia, vecchia gloria della destra veneta, che con liste civiche ha preso più del 10% al primo turno ed è diventato l’ago della bilancia, tanto che i giornali locali hanno titolato che “Lega e An conquistano la città”. Infine il caso di Mazara del Vallo, dove Cristaldi passa dal 32% del primo turno al 59%, spinto da tre liste civiche (“Liberi”, “Osservatorio politico” e “Futuristi”).

Nonostante la diaspora si può dire che nel paese profondo c’è più destra di quanto si pensi, una destra che avrebbe bisogno di luoghi d’incontro e di dibattito per ritrovarsi e per ritornare a vincere.