Voleva bloccare la città, Marino si ritrova Roma in sciopero. Contro di lui, in piazza il 19 maggio

«I lavoratori di Roma Capitale sciopereranno il 19 maggio per protestare contro il taglio del salario e per difendere i servizi ai cittadini». Lo annunciano in una nota Natale Di Cola, Roberto Chierchia e Sandro Bernardini, segretari generali delle federazioni di Roma e Lazio di Fp-Cgil, Cisl-Fp e Uil-Fpl. «Sulla vicenda del salario accessorio dei dipendenti capitolini, dal sindaco di Roma non abbiamo ricevuto risposte concrete – si legge nel comunicato congiunto – Il tempo dei tentennamenti è finito. Se l’amministrazione e il governo credono di poter rimanere barricati nella loro incapacità di decidere, allora saremo noi a tirarla fuori dai palazzi. E a far capire quali sono le responsabilità che il sindaco Marino per primo ha nei confronti delle 24 mila famiglie dei lavoratori e dei milioni di cittadini che ogni giorno vivono, studiano, lavorano o visitano la Capitale». Spiega Francesco Croce della Uil: «I dipendenti sono indignati perché, mentre il Mef elabora i principali addebiti sulle spese impazzite riguardanti le aziende partecipate e le consulenze della politica, l’amministrazione ha scelto di attaccare l’anello debole, ossia i lavoratori dipendenti, mostrando un’insensibilità inaccettabile».  I dipendenti capitolini, per i sindacati «i veri custodi delle chiavi della città», si dicono «umiliati» ed esigono che la scure dei tagli del sindaco non si abbatta sulle loro teste e sui loro salari accessori. E promettono scioperi e manifestazioni con annesso «blocco della città». Un assaggio lo hanno dato martedì, con l’assedio in piazza del Campidoglio, il traffico del centro di Roma in tilt e gli asili chiusi. Ma sono pronti a rincarare la dose il 19 maggio. Erano in diecimila davanti agli uffici del sindaco, hanno gridato la loro rabbia in un assedio che è stato anche sonoro, con fischietti, urla e cori di «Marino dimettiti». A manifestare erano amministrativi, vigili urbani in divisa, educatrici scolastiche. «Perché dobbiamo pagare noi con i nostri salari? Andassero a tagliare gli stipendi dei manager che prendono un sacco di soldi – sbotta una di loro – Marino non sta mantenendo le promesse fatte. Aveva detto che ci avrebbe valorizzato e invece…». Ad appena un anno dal suo insediamento sulla poltrona di sindaco, anche chi l’ha votato comincia a capire l’errore commesso.