Una mostra a Milano celebra Barbie. E in Brasile c’è chi, per somigliare a Ken, è andato venti volte sotto i ferri del chirurgo

Nonostante l’ira delle femministe che non gradiscono il rosa che accompagna il suo look né la sua distanza dal mondo femminile reale, la bambola Barbie rimane un’attrazione per i contemporanei. Lo dimostra la rassegna che sta per aprirsi a Milano – dall’8 maggio al 20 giugno – pensata come un reportage per narrare le avventure della bambola nata nel 1959 e del suo eterno fidanzato Ken. Ci saranno anche le creazioni di artist doll ispirate a Barbie e una singolare scultura di Paolo Schmidlin: una Barbie vestita da sposa e deposta in una bara con ancelle in nero che ne piangono la scomparsa. Significa che presto verrà celebrato il funerale della bambola più famosa del mondo nonostante gli adattamenti allo spirito dei tempi (la Barbie più florida per adattarsi alla normalità dei corpi delle adolescenti, la Barbie con il velo per le bambine islamiche ecc.)?

Al di là della crisi di vendite (in calo del 14% a livello mondiale) è presto per decretare la fine di un’icona che ha segnato in profondità l’immaginario occidentale. Quanto poi al fatto che le ragazzine sarebbero frustrate dallo spirito di emulazione della bambola perfetta, va detto che ormai esiste una pluralità di modelli in grado di sconfiggere sul nascere certe tentazioni. Semmai stando alle cronache è il bambolotto Ken – assai meno famoso di Barbie – ad avere creato non pochi guai estetici al trentenne brasiliano Rodrigo Alves. Costui ha speso 120mila euro per venti interventi di chirurgia estetica al fine di diventare simile al sorridente e pettoruto fidanzato di Barbie. E una di queste operazioni ha rischiato di ucciderlo. Ora Rodrigo Alves viene curato e seguito per la sua ossessione (disturbo da dismorfismo corporeo) e chissà se riuscirà a guarire. La sua vicenda, tuttavia, dimostra che la perfezione di plastica  non fa colpo solo sulle femminucce.